Dalla silicon valley: lo ‘sleep training’

In America non fai nulla senza macchina. Prima di partorire mi dicevano ‘ma cosa la compri a fare la carrozzina, qui non ce l’ha nessuno, si va in giro con il car seat (il nostro ovetto) che dalla macchina si sposta sul passeggino e viceversa. Eresia per me che venivo dall’Italia dove ti spiegano che il bambino nel car seat ci deve stare massimo due ore al giorno altirmenti tiene la schiena curva per troppo tempo. E così mi sono fatta forza, non ho comprato la carrozzina e mi sono attrezzata con un bel passeggino da trekking con gli attacchi per il car seat.

Dall’uscita dall’ospedale ad oggi baby luca ha passato un notevole numero di ore nel suo splendido car seat rosso.

I tragitti in macchina con bambini urlanti sono diventati un lontano e traumatico ricordo. Credo di avere ancora in cantina in Italia il mitico ovetto del trio Chicco che ha reso i nostri spostamenti un vero e proprio incubo. I miei figli si facevano dormite spaziali nella culla omologata da macchina, ma il seggiolino proprio non lo sopportavano.

Baby Luca adora il suo car seat a tal punto che spesso di notte, in momenti di disperazione, lo mettevo lì verso la fine della notte quando sembrava impossibile farlo riaddormentare dopo la poppata. E come per incanto immediatamente chiudeva gli occhi per altre tre ore. Parlo al passato perchè da qualche giorno mi sono vietata di utilizzarlo di notte. Sono quelle abitudini da cui rischi di non uscire più, come fare giri in macchina per farlo addormentare, cullarlo ore per metterlo a letto, dargli da mangiare solo facendolo giocare…i bambini sono delle spugne, si dice sempre, sì è verissimo e lo sono soprattutto per le cattive abitudini, quelle che inchiodano il genitore a una routine estenuante che non protegge la sua qualità di vita. La mia era una soluzione semplice ma comunque a termine, per questo ho trovato la determinazione per iniziare il famoso “sleep training” che qui in America usa molto. Ci sono professioniste dello sleep training che impostano con i genitori il metodo giusto, offrono tre mesi di assistenza con una chiamata ogni mattina di aggiornamento e in casi estremi vengono a casa un paio di notte per aiutare personalmente il bambino a raggiungere il traguardo “zero poppate notturne”. È il solito business all’americana direte voi. Ma funziona, ebbene sì. Anche in Italia alcune mie amiche hanno pagato questo servizio ma è meno diffuso e quasi ci si vergogna a raccontarlo. Invece qui è normale e molti iniziano lo sleep training del bambino molto presto anche intorno ai tre mesi (alcune pretendono di dormire 12 ore pure prima dei tre mesi allattando al seno, ma questo a me sembra una follia). Crudele? Dipende da come si fa….. Baby Luca ha 4 mesi, per gli altri due figli mi ero messa il cuore in pace con la consapevolezza che solo intorno ai 6 mesi o comunque dopo lo svezzamento il bambino sistema il ciclo del sonno (i miei due l’hanno sistemato molto dopo, intorno ai 2 o 3 anni). Ma questa volta la stanchezza ha prevalso e il confronto con altre mamme mi ha aiutato a non sentirmi un’ aliena che pretende che un bambino di soli 4 mesi impari a dormire di notte. Ho sempre fatto allattamento a richiesta e con ciuffetto biondo pure co-sleeping fino a un anno, era dura per me pensare di intervenire su una cosa che ho sempre considerato naturale. Ma mi sono proprio resa conto che il bambino, soprattutto grosso come il mio (quasi nove chili), è in grado di fare intervalli anche di 7 ore a questa età, solo non sa come gestire i suoi risvegli. Io e mio marito abbiamo quindi deciso di fare lo sleep training da soli e in soli due giorni le notti sono migliorate molto, da 4 poppate a un massimo due. Lo so che è presto per cantare vittoria, ci vorrà un pò. è un metodo che usa il buon senso e si basa su un mix di consigli di autrici famose come la Tracy Hogg e The Sleep Lady. Sono metodi soft non il classico ‘cry-it-out’ di Fate la Nanna (altri articoli a riguardo qui e qui). Ma che il bambino pianga è ahimè inevitabile, e non sempre è facile sopportarlo. Non usiamo orologi e ogni tanto lo prendiamo in braccio per calmarlo per poi rimetterlo giù prima che si sia riaddormentato. Non lo lasciamo troppo tempo da solo, ma cerchiamo di stare vicino alla culla per fargli capire che non lo abbandoniamo. Per ora sembra funzionare e lui è molto sereno e tranquillo tutto il giorno, visto che dorme anche meglio. è un lavoro di squadra però e necessita di determinazione e costanza. è facile cedere per la stanchezza, visto che non sempre si riesce ad avere una settimana per dedicarsi a questo senza altre distrazioni e trovando il tempo di riposare di giorno. Spesso poi la squadra (papà e mamma) perde la sintonia e iniziano le critiche reciproche, di notte ci si trova a discutere su chi deve fare cosa e ad accusarsi a vicenda di essere di intralcio al risultato finale. Il successo dell’operazione è anche legato al temperamento del bambino, con alcuni ci vogliono due giorni con altri due settimane. In generale, comunque, è consigliato tenere duro per almeno tre settimane in modo che il bambino acquisisca bene il concetto di riaddormentarsi da solo in un lettino che non ha nulla di ostile. Sarebbe anche bene dedicarsi alla sua routine ed evitare troppe eccezioni ai tre riposini al giorno che dovrebbero fare a quest’età.

Dopo aver letto tanti libri su questo argomento e aver sentito tantissime testimonianze di altre mamme alla fine mi sono resa conto che ogni metodo va adattato alle esigenze/capacità della singola famiglia. Dormir bene però credo sia un obiettivo comune e i bambini fin da piccoli hanno bisogno della nostra guida per crescere sapendo che noi ci siamo sempre ma che non possiamo annullarci completamente per loro.

Aggiornamento: il nostro metodo non aveva funzionato molto. Baby Luca era arrivato a 10 mesi e io ero distrutta dovendo gestire altri due bambini e non dormendo una notte di fila. Io e mio marito non eravamo riusciti a rimanere consistenti e il bambino era molto testardo e forte. Mio marito lo aveva preso a dormire con lui in modo da limitare le richieste di latte notturne (io dormivo in un’altra stanza), ma lo stesso si svegliava molto spesso. Così abbiamo poi deciso di rivolgerci a una delle sleep trainer di cui mi parlavano tanto le americane nelle varie lezioni di yoga post parto o incontri con i neonati. In particolare mi aveva colpito un nome che ricorreva tra alcune di queste ragazze e così anche mio marito si era convinto a provarci. I 700$ miglior spesi della mia vita! Quando ho chiamato questa persona mi ha subito raccontato che era un’infermiera in pensione ed era diventata una sleep trainer perchè le avevano sempre detto che aveva l’innato dono di baby whisperer. Aveva fatto dormire tantissimi bambini negli ultimi venti anni. Come primo passo c’era un incontro a casa nostra. Così un giorno è arrivata e si è fermata un paio d’ore. Ha visto dove dormiva il bambino, come dormiva e ci ha fatto tantissime domande. Ha subito detto che il bambino era stanco appena l’ha visto, che non dormiva abbastanza. Inoltre ha detto che aveva freddo di notte, che dovevamo coprirlo di più, e che doveva dormire in una stanza da solo. Ci ha dato poi uno schedule preciso da seguire sia per i pasti che per i sonnellini e ha vietato di fare i pisolini in macchina. Per fortuna era arrivata un’au pair da un mese per aiutarci visto che non abbiamo mai avuto aiuto nemmeno quando ho partorito. In questo modo lei o io potevamo darci il turno per i pisolini, visto che gli altri due bambini avevano scuola, attività sportive etc. il pomeriggio, e baby Luca era sempre sballottato ovunque. Ci ha spiegato tutti i tipi di pianto del bambino, e anche se ero al mio terzo figlio non avevo mai realizzato quanto fossero diversi. Il suo metodo era abbastanza deciso, il bambino va calmato, coccolato e poi messo a letto sveglio. Lo si salulta e poi si va via dalla stanza. Se piange si deve aspettare fino a un’ora e mezza. Mi ricordava il metodo di “fate la nanna” che avevo sempre cirticato, ma era più articolato. Io ero già sofferente ma lei mi ha chiesto di fidarmi e seguire le “regole” promettendo in un successo veloce. Per ogni tipo di pianto c’era una regola e per ogni situazione c’era un timer da seguire prima di andare da lui. Poi avrei dovuto smettere di allattarlo di notte nel giro di qualche giorno. Dopo questo incontro avrei dovuto chiamarla tutti i giorni per tre mesi, ovviamente se le cose si risolvevano prima ero libera di chiamarla solo se necessario. La sera stessa, un po’ basiti, abbiamo iniziato a mettere in pratica alla lettera tutte le indicazioni. Cena alle 6, a nanna alle 7 (e noi finalmente cenavamo tranquilli), un bel sacco piumone caldo e nel lettino con baci e saluti brevi e poi via dalla stanza. Non ci crederete ma ha iniziato a dormire da quella stessa notte 11 ore a notte! E l’ho chiamata solo per due settimane. Ha pianto un po’ di notte ma non ha superato i 15 minuti e quindi non siamo nemmeno andati a vedere. Ovviamente avevamo sempre con noi il baby monitor! Ci sono stati giorni un pochino piu’ difficili ma non ha mai pianto più di 10 minuti di fila. E 10 minuti soprattutto le prima volte sembrano un’eternità ma in realtà non lo sono. Solo i pisolini di giorno alle volte erano più difficili i primi giorni e lì spesso piangeva tanto, ma è stata una cosa passeggera e presto già avrebbe eliminato il pisolino della mattina per esempio. Una volta poi che abbiamo capito che aveva imparato ad addormentarsi bene da solo abbiamo rilassato gli orari per esempio della sera. Ovviamente da più grande, tipo un paio di mesi dopo non andava più a letto così presto e mangiava con noi. La cosa incredibile è che dei miei tre figli è l’unico che da lì in poi ha dormito sempre tutta la notte senza mai venire da noi (a meno di qualche incubo) e ancora oggi quando è stanco mi chiede di andare a dormire lui da solo. Tornassi indietro farei la stessa cosa con tutti i miei figli!