Diario di bordo: che fatica crescere!

Ogni volta è la stessa scena. I suoi occhioni blu che cercano il papà in mezzo a grandi e bambini. Mio figlio ama i rapporti a due e alle feste si isola, soprattutto quando di bambini ne conosce pochi.E così vuole scappare, tornare a casa o addirittura non andarci. Si aggrappa alle sue scarpe e al suo golf a maniche lunghe, suoi protettori, e seppur col nostro aiuto, non riesce a trovare la sua strada di integrazione. Se ha un gioco in mano se lo lascia rubare, se un gruppo di bambini gioca con la pista di macchine dei suoi sogni lui osserva in seconda fila aspettando un turno che non chiede. E dopo un pò, deluso, corre da noi piangendo. Si rifugia nel rapporto con gli adulti, li cerca, condivide con loro i suoi pensieri e le sue scoperte. Sembra che con i suoi coetanei quattrenni abbia meno da spartire, a parte il suo miglior amico della classe al quale vuole sempre portare il suo libro preferito del momento, ma poi non vuole che lui faccia i disegni più belli e in meno tempo. Nasconde la sua insicurezza nella competizione.Quanto è difficile crescere con la propria timidezza. Lui ha fatto passi da gigante nell’ultimo anno, ma quando vedo quel senso di smarrimento e di frustrazione nei suoi occhi mi riempio di tristezza. Ancora di più il suo papà, che si rivede così da piccolo.E viene un gran voglia di proteggerlo, di condurlo, di assecondarlo. Come quando non vuole andare a scuola perchè non gli piace, perchè “i lavori sono troppo lunghi” o perchè altri bambini gli fanno male. Un bambino allegro e loquace che si fa sopraffare dalle proprie paure e cerca rifugio in ciò che conosce già. Continuare a spingerlo alla socialità senza spronarlo, questa è la mia linea. Portarlo pian piano alle novità, e non cedere di fronte a un programma già fatto. Ma quanto è influenzata la vita di un bambino intelligente ma timido? Come aiutarlo? Non certo provando “vergogna” per le sue reazioni o desiderandolo diverso come devo ammettere mi è capitato in passato, ma dandogli ancora più affetto facendolo sentire non inadeguato ma unico, speciale e accompagnandolo nelle sue piccole conquiste con pazienza e rispetto.I bambini ci insegnano a rispettare le diversità delle persone, ce lo chiedono a loro modo. E la vera sofferenza nasce quando sentono che non soddisfano le nostre aspettative e che i loro fallimenti ci deludono. Hanno bisogno della nostra forza per crescere e devono percepire sempre che crediamo in loro nonostante tutto.Non mi interessa più vederlo fuori dalla fila durante gli spettacoli alle feste della scuola o sapere che gira la sedia dall’altra parte durante la lezione di musica che non gli piace. Voglio navigare con lui senza fissare tempi e traguardi. Mi piacerebbe che imparasse a difendersi e a non perdersi delle occasioni di divertimento e di crescita solo per paura di essere rifiutato e non apprezzato. Vorrei che diventasse un adulto sciolto e appassionato. Non mi interessano i successi, quelli pubblici, mi interessano le sue conquiste interiori. Vorrei raggiungesse quella consapevolezza di sè che permette di non sentirsi insicuri o inadeguati e sempre alla ricerca di conferme esterne. Come farlo non so. Io ci casco ancora, spesso, e dietro a una certa esuberanza e apertura mi ritrovo addosso quello stesso inespresso bisogno di essere cercata e amata. Ce la metterò tutta per aiutarlo nel suo percorso e offrirgli quello stesso rispetto che cerco sempre di insegnargli.