Diario di bordo: dolce autunno

L’autunno si affaccia alla finestra, con la sua aria frizzante, i colori dorati, le foglie che ti volano in testa.Dopo un’estate così lunga torniamo a coprirci, e a sentire il fresco pungente sul viso. è la stagione in cui vien voglia di stare a casa, ci si prepara al buio dell’inverno e ai pomeriggi al calduccio con un tè e dei biscotti fatti in casa. D’estate al chiuso non ci vuoi stare, ma in autunno sì, il corpo e la mente hanno bisogno di rintanarsi un pò. Ci si sente un po’ più soli, ma si riesce a recuperare i pensieri, le proprie attività, i progetti. Di fronte a casa tornano le paperelle scappate dal caldo dell’estate a ripopolare il laghetto. Non si sentono più le voci dei bambini fino a sera, e gli scivoli sono  già vuoti, restano solo le api a svolazzarci sopra e a colorarli un pò.Tutte le immagini che ho scattato in questi giorni le ho in testa. Ho perso la macchina fotografica, la mia reflex, giovane compagna di molte esperienze. E Apo mi ha detto: “mamma, il signore che l’ha rubata si è sicuramente spaventato e si è fatto una foto, così noi possiamo scaricarla sul computer e riconoscerlo!”. Pur pensando, peccato che non so SE e DOVE me l’hanno rubata e che un ladro non ha sicuramente la purezza e l’ingenuità di un bambino per cui non lascerebbe mai tracce così evidenti, gli ho detto: “Tesoro, è in effetti una grande intuizione, speriamo allora di poterla ritrovare per far vedere alla polizia chi ce l’ha presa. Ma sappi che magari non ce l’ha rubata nessuno ed è semplicemente la mamma che l’ha lasciata da qualche parte così come ha fatto con la tua bici tempo fa, ti ricordi?. “Certo mamma che mi ricordo, era la mia bici verde, l’abbiamo lasciata al parco”.

Ormai, ai suoi occhi, sono quella sbadata che perde tutto, e in effetti ha un po’ ragione, la mia mente dimentica quando è sovraccarica. Lascia qualcosa per far spazio a tutto il resto. Ma questo “resto” è ricco e importante ed ogni giorno mi fa sentire più fortunata.E l’autunno mi ricorda anche i colori della Toscana, la terra di mio padre, dove in questa stagione le colline sono infuocate come fossero al tramonto, e sembra di osservare un dipinto ad acquerelli con tutte quelle sfumature delicate delle foglie degli alberi.E, a proposito di dipinti, Apo dipinge sempre, sperimenta i colori e ci fa notare tutto orgoglioso i suoi “effetti” con il bianco. Alle volte basta poco. Si regala a un bambino un cavalletto, un pennello e degli acquerelli in una tavolozza e lui entra nel ruolo, si trasforma in un pittore e alimenta la sua fantasia.