Il Pellicano Lavoratore

La Spiaggia Degli Uccelli era lunghissima, e costeggiata da alte scogliere. La sabbia era bianca e veniva bagnata da grandi onde rumorose. Non erano acque tranquille, appartenevano al grande oceano! Guardando l’orizzonte si poteva solo immaginare la sua vastità. In ogni angolo della spiaggia si percepiva la purezza di quel luogo, ancora così selvaggio e popolato da leoni marini, uccelli, granchi e chissà quali altri animali.
Non c’era posto migliore dove far nascere un ristorante. Così aveva pensato il Signor Beppe, un uomo di circa cinquant’anni con un passato da pescatore, amante del mare, impavido di fronte alle tempeste e affascinato dal mistero dell’oceano. Stanco dei tanti anni in barca a pescare, aveva deciso di cambiare vita ringraziando per essere stato graziato per più di trent’anni dalle acque insidiose dell’oceano. Aveva rimesso a posto una casetta sull’oceano costruita tempo addietro come rimessa delle barche e l’aveva trasformata con le sue mani e l’aiuto di alcuni amici in un delizioso e accogliente ristorante. Nulla di pretenzioso, arredamento semplice, cucina casalinga a base di pesce.
Durante i mesi di preparazione trascorreva la maggior parte del tempo sulla spiaggia, ed è così che iniziò a conoscere i suoi abitanti. In particolare c’era un pellicano che veniva sempre ad osservarlo. Un giorno decise di parlargli e provare a fare amicizia e gli disse: “Ciao pellicano, vediamo se mi capisci. Andresti a prendermi un pesce in mare?”.
Il pellicano lo guardò per un attimo con aria interrogativa e poi spiccò il volo.
Beppe rimase a bocca aperta quando lo vide tornare veramente con un pesciolino in bocca. Sarà un caso si disse, ma il giorno dopo ci riprovò e ancora il pellicano andò a pescare come gli aveva chiesto. E così gli venne un’idea. Poteva lavorare con lui al ristorante e aiutarlo ad avere pesce fresco tutti i giorni in cucina. Chiamò il suo amico pellicano Pello e iniziò una collaborazione molto bella che attirò un sacco di clienti. Pello era noto ormai in tutta la città e tutti volevano mangiare il pesce pescato da lui.
Dopo alcuni anni però un giorno accadde una cosa spiacevole. Era un lunedì e Beppe come al solito aprì il ristorante alle dieci per preparare il pranzo della giornata. Non vide Pello e lo considerò strano perchè di solito era puntualissimo. Passarono alcune ore ma lui non si fece vivo. Dopo qualche giorno iniziò a preoccuparsi. Pello non era più tornato e i clienti sembravano molto infastiditi dalla sua assenza, in fondo era l’attrazione principale del ristorante al di là del fatto che il cibo era decisamente buono.

Pello era un pellicano grande e maestoso, viveva sulla spiaggia dell’oceano da quando era nato e aveva trascorso tutta la sua vita a pescare nelle acque vicino a riva divertendosi a fare tuffi spettacolari dall’alto del cielo. Era uno dei pellicani anziani, quindi tutti lo rispettavano. Oltre ai branchi di delfini che spesso venivano a popolare le acque vicino alla spiaggia, Pello si era abituato alla presenza degli umani che con le loro coperte trascorrevano interi pomeriggi sulla sabbia, nonostante vento e freddo, per godersi le danze dei delfini, le acrobazie dei surfisti sulle onde e i voli leggeri degli uccelli.
Quando vide che uno degli umani iniziò a lavorare assiduamente alla casetta sulla spiaggia provò subito una certa simpatia per lui e così spesso si avvicinava ad osservarlo. Fu così che l’umano lo notò e iniziò a parlargli. Non capiva la sua lingua ma intuì subito la sua richiesta di pescare un pesce per lui. Lo fece volentieri per fargli capire che l’aveva inteso e che voleva essere suo amico. Poi la cosa continuò e senza quasi accorgersene divenne per lui un vero lavoro. Gli piaceva perchè tutti gli uomini venivano apposta per vederlo pescare e si sentiva molto importante.
Una sera però si ritrovò solo sulla spiaggia. Il sole stava tramontando e finalmente non c’era più nessuno intorno. Pensò che era tanto che non si muoveva da quel posto, gli mancava viaggiare, girare il mondo, conoscere nuove spiagge, mari, oceani. Anche i suoi amici l’avevano ormai isolato vedendolo sempre così impegnato a pescare per il suo amico umano. Avevano perso il rispetto per lui, si sentivano abbandonati.
Forse aveva bisogno di fare un cambiamento, di partire di nuovo, di dimenticare gli umani e di contornarsi solo di pellicani come lui. Sì aveva deciso, il giorno dopo sarebbe stato l’ultimo trascorso al ristorante di Beppe.
E così fu. La sera dopo il lavoro spiccò il volo e si unì a un branco di pellicani che solcava il cielo in direzione nord. Finalmente si sentì libero, pronto a scoprire nuovi mondi e a fare nuove amicizie. Ma dopo una settimana di viaggio in cui aveva visitato tante altre spiagge sentì una profonda tristezza. Gli mancava il suo amico umano e il lavoro che gli aveva generosamente dato. Era più importante vedere il mondo o vivere vicino a un affetto sincero, e condividere con lui la soddisfazione di vedere i clienti felici e soddisfatti?
Alla sua età, poi, era il momento di fermarsi, di godersi la vecchiaia in luogo sicuro e accogliente sapendo che qualcuno si sarebbe preso cura di lui. Così il giorno dopo decise di tornare.

Erano passate quasi due settimane e Beppe era molto triste che il suo amico Pello non fosse tornato. I clienti iniziavano a mostrare delusione, tornavano perchè il cibo era molto buono ma mostravano meno entusiasmo. E chiedevano in continuazione di Pello.
Ma un giorno, mentre stava servendo ad un tavolo, Beppe a un certo punto si girò e vide dalla finestra il suo amico. Era tornato! Tutti esclamarono di gioia e corsero sulla spiaggia a salutare Pello. Pello era così felice dell’accoglienza ricevuta che fece un vero e proprio show: con tuffi acrobatici ed eleganti capriole pescò tantissimi pesci. Fu proprio una bella giornata, era davvero contento di essere tornato. Era quello il posto giusto per lui, era quella la sua casa per godersi il resto dei suoi anni.

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La favola è stata scritta da Pipa