Mamma, voglio fare lo scienziato

Mio figlio vuole fare lo scienziato (come molti bimbi del resto), nonostante noi gli ripetiamo continuamente che non deve per forza decidere adesso, che potrà sperimentare tantissime passioni prima di capire quello che gli piacerebbe di più fare. E lui insiste dicendo che proverà tanti lavori prima di decidere ma il primo sarà sicuramente lo scienziato.

L’altro giorno, un nostro amico l’ha sentito raccontare a una bimba del Miniclub della spiaggia tutto quello che sapeva su come nascono i bambini. Ha spiegato per filo e per segno come avviene la fecondazione dell’ovulo madre da parte dello spermatozoo, etc. Mi sono immaginata la faccia di quella povera bimba!  Grazie a lui ho finalmente capito l’utilità del nucleo terrestre e il perchè delle aurore boreali. Tutte cose che la mia mente ascolta dai documentari che guardiamo insieme e poi dimentica (per non parlare di ciò che ho studiato all’università ormai relegato nella soffitta del mio cervello). 

Sono spugne questi piccoli bimbi, ma la maestra mi ha consigliato di non dargli troppe spiegazioni, di alleggerire, sdramatizzare, essendo lui già così tanto intellettuale e sensibile. Per cui l’altra sera, mentre in macchina ci stavamo dirigendo a cena nella meravigliosa Capoliveri incontro a un tramonto spettacolare, Apo dal nulla dice:

“papà, ma il tuo papà perchè è morto?”

“perchè aveva una malattia”

“una malattia perchè era vecchio?”

“sì, era abbastanza vecchio”, dice mio marito nascondendo in parte la verità per evitare altre domande.

“papà ma che malattia aveva il nonno Dino me lo dici?”

“dai ne parliamo quando sei più grande”

“guarda che non mi spavento, davvero!”

Sguardo di richiesta di aiuto di mio marito, e così intervengo:

“alle volte, soprattutto a una certa età, alcune cellule impazziscono e si riproducono velocemente, e così ci si ammala e si può morire”.

E dopo una lunga dissertazione su globuli bianchi, macrofagi e cartoni animati sul corpo umano non del tutto veritieri (a suo dire) apo dice:

“ma papà cosa succede allo spirito quando si muore?”

Altro sguardo di mio marito diretto a me. Su questo argomento ci dividiamo, ma ormai siamo concordi sull’idea di dargli spiegazioni che non diano angoscia. E dato che secondo me l’idea di aldilà regala una certa serenità nel lungo percorso di elaborazione del concetto di morte, gli dico:

“certo che sopravvive lo spirito!”

“e dove va mamma?”

“in un posto bellissimo”

“il Paradiso, mamma?”

“sì io credo molto a questa cosa, sta lì per sempre e incontra altri spiriti che magari conosceva”

E lui replica:

“mamma, ma che noia stare in quel posto bellissimo per sempre!”