Non facciamo i complimenti ai nostri figli per la loro intelligenza

Argomento delicato, soprattutto oggi in cui i social media ci mostrano famiglie perfette, bambini bellissimi e di grande intelligenza, continue dimostrazioni di successo. È normale che sia così, è proprio questo strumento di comunicazione che influenza la gente a filtrare solo il positivo, le cose di cui essere orgogliosi. Ma questo per i ragazzini si trasforma in sentirsi in dovere di mostrarsi sempre al top, sempre i migliori, i più bravi o i più belli. Una cultura dell’immagine che mi spaventa, e credo non solo me. Una cultura dell’istantanea che nulla racconta di quello che c’è dietro, del lavoro per raggiungere quei risultati, della sofferenza per ottenere un obiettivo. Insomma, alla fine non ci si racconta veramente in quelle poche righe di Facebook, non lo fa quasi nessuno.

E poi ci siamo noi genitori che anche nelle mura della nostra casa facciamo ai nostri bambini mille complimenti. Forse abbiamo avuto genitori severi e così ora pensiamo di dover alzare l’autostima dei nostri figli perchè a noi se prendevamo 8 a scuola ci veniva detto che si poteva sempre migliorare.

In America, specialmente, questa è la generazione del “great job”, dei premi dati a tutti anche agli ultimi, del complimento come strumento per rendere più forti i figli. E la scoperta è che anche questo non funziona. Non sono i genitori permissivi nè quelli autoritari a crescere bambini forti, ma solo quelli autorevoli che bilanciano calore e controllo e che definiscono obiettivi difficili per i loro figli. Questo concetto è alla base della “positive discipline”, fare i genitori tenendo una comunicazione positiva ma con regole ben precise. In questo modo il bambino cresce in modo più indipendente e con maggior sicurezza di sè.

Scriverò una serie di articoli in proposito con esempi concreti di vita quotidiana. Il primo concetto è appunto quello di non dire a nostro figlio “quanto sei intelligente!”. Capita spesso che un bambino perfettamente cosciente della sua intelligenza faccia quello che gli riesce più facile tralasciando le materie in cui il risultato non è immediato. Inoltre vive il mondo scolastico con più pressione per dover essere sempre all’altezza delle aspettative legate alla sua innata intelligenza.

Secondo una ricerca della Columbia University l’85 percento dei genitori americani pensano che sia importante dire ai loro bambini che sono intelligenti. 

La Dottoressa Carol Dweck, sempre della Columbia University, ha studiato per oltre dieci anni l’effetto dei complimenti su oltre 20 scuole di New York. Ha fatto degli esperimenti sul risultato di un test dopo aver detto a un gruppo di bambini che erano molto intelligenti e ad un altro che avevano lavorato molto intensamente per fare il test così bene. Quest’ultimo gruppo dava risultati sempre migliori anche incrementando la difficoltà del test. I bambini che associano la loro bravura alla loro intelligenza tendono ad avere più difficoltà a fallire. Invece mettendo l’attenzione sull’impegno, sentivano di avere una variabile in più di controllo che li faceva sentire più sicuri. Il complimento deve essere il più specifico possibile. Di fronte a un compito fatto bene per esempio meglio dire “Sono contenta, devi aver studiato molto per poter fare questo compito così bene”, piuttosto che il semplice “bravo, ottimo lavoro”. Hanno intervistato anche diversi bambini di 12 anni e già da quell’età sostengono che di fronte a un complimento positivo di una maestra la loro reazione è che sono meno bravi di altri e quindi hanno bisogno di un incoraggiamento. In poche parole più crescono e nemmeno i bambini credono fino in fondo a continui complimenti.