Curiosità: ‘costruire il caratterè, istituto di ricerca demos

Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un report della Demos (www.demos.co.uk) che si chiama “Building character”, cioè “costruire il carattere”. è una lettura molto interessante che volevo condividere con voi. Lo studio inizia accomunando il “buon carattere” a una dote quale l’essere un bravo calciatore o un bravo cuoco. Il “buon carattere” permette di ottenere l’eccellenza nel task del “vivere bene”. La domanda topica però è: ma cosa vuol dire vivere bene? Quanto è soggettivo questo obiettivo? In effetti lo è molto e sconfina ogni tipo di prescrizione morale o di concetto teorico.

Secondo questo studio proprio gli attributi del carattere sono fondamentali per raggiungere la propria felicità. Il carattere si sviluppa nell’infanzia e l’approccio dei genitori lo influenza inevitabilmente. Dei 4 stili analizzati “tough love (molto calore + molto controllo), laissez-faire (molto calore + poco controllo), authoritarian (poco calore + molto controllo), disangaged (poco calore, poco controllo)” sembra che il “tough love” sia il più adatto per far crescere bambini con grandi capacità caratteriali.

In particolare le abilità supportate da un “buon carattere” sono: capacità di concentrazione, controllo emozionale,  empatia.

Tutte queste caratteristiche, fondamentali per un sano inserimento nella società,  si formano nei primissimi anni di vita. Da 0 a 3 anni il bambino moltiplica per 20 il numero delle sinapsi e la maggior parte sono formate come risultato dell’esperienza nell’ambiente. I primi apprendimenti sono molto difficili da cambiare e per questo sono così importanti. Ma nei primi 3 anni di vita qualsiasi errore è recuperabile, osservando il bambino quindi si può correre ai ripari in fretta.

Sono 3 i fattori che influenzano lo sviluppo caratteriale del bambino:

Fattori strutturali: povertà, disabilità, struttura della famiglia
Stile educativo dei genitori
Vulnerabilità psicologica: genetica o pre-natale o determinata da fattori ambientali.

L’ esperienza genitori-figli è comunque il fattore centrale da considerare, di gran lunga più importante dell’aspetto economico della famiglia di provenienza. Genitori che sentono di essere competenti e che hanno stima di se stessi sono maggiormente in grado di insegnare al proprio bambino a cercare la propria individualità e riescono a confrontarsi con lui con più maturità quando disobbedisce.

Vincente è la combinazione equilibrata di disciplina e “calore” nella relazione. L’attaccamento, l’amore, l’attenzione ai sentimenti insieme a regole e limiti precisi, inderogabili e a un colloquio fermo ma non aggressivo, dona al bambino quelle doti cognitive e non alla base di tutto il suo futuro psichico e sociale.

Sono cose che molto probabilmente sappiamo tutti, ma ogni tanto fa bene rileggerle e ribadirle a se stessi. Fare il genitore è come studiare, non si finisce mai, se lo si fa con passione e attenzione. I figli vengono anche su da soli (spesso ce lo sentiamo dire), ma, non so voi, io voglio prendermi tutte le mie responsabilità e metterci tutto l’impegno necessario.