Dalla silicon valley: appuntamento fisso con lo

 

Nella scuola di Giacomo esiste il momento dello “sharing“: ogni giorno, chi vuole porta a scuola una cosa da mostrare agli altri bambini.

Io credevo di avere un figlio timido, invece assolutamente no. Nonostante con l’inglese non se la cavi ancora benissimo, lui vuole partecipare a questa iniziativa giornalmente. Ha un bisogno fortissimo di condividere quello che piace a lui con i suoi compagni, e quindi appena vede o costruisce una cosa interessante pensa subito di portarla a scuola il giorno dopo.

 

Alcuni bambini però, gelosi e convinti che non fosse giusto che lui facesse lo sharing ogni giorno, si sono ribellati. Conseguenza: crisi. 

 

I suoi maestri, davvero comprensivi, hanno spiegato loro che per Apo quello è un momento importante in cui fa esercizio di inglese e si integra nel gruppo. Non so cosa avranno capito, però alla fine a lui e solo a lui è concesso di portare qualcosa ogni giorno fino a Natale e gli altri compagni l’hanno accettato. Dopo le vacanze dovrà ridurre la frequenza a due o tre volte a settimana.

 

Mio figlio però non sente ragioni. Anche dopo la crisi di quel giorno in cui non è stato scelto per mostrare la sua costruzione a causa di un’insurrezione generale, persiste nel desiderio di scegliere una cosa bella al giorno, si prepara la frase da dire e tutto contento la mette nel suo armadietto appena arriva in classe.

 

Io sono anche contenta che lui sia così. Io mi sarei intimidita subito, mi sarei fatta mille problemi, ma lui se ne frega. Se a lui piace una cosa la urla al mondo e la racconta e mostra a tutti. Devo ammettere che avendo tanti interessi porta sempre delle cose su cui c’è parecchio da raccontare e non oso pensare che conferenze farebbe se in classe si parlasse italiano. Ma dall’altra parte cerco di fargli capire in questi giorni che darsi un limite a volte è importante, soprattutto quando ci sono di mezzo altre persone. Lui replica che ci sono giorni in cui è l’unico a portare cose e quindi non toglie spazio a nessuno e che la maestra ha detto che fino a Natale può fare lo sharing tutti i giorni. E questo non fa una grinza. Ma comunque le regole vanno seguite soprattutto per mantenere l’equilibrio nel gruppo.

 

Insomma non è facile spiegare queste cose senza schiacciare troppo il suo entusiasmo e la sua iniziativa.

 

La scuola Montessoriana (che sto studiando ora in modo approfondito) valorizza molto l’iniziativa del bambino e la sua creativita‘. Il tutto però inquadrato in regole piuttosto codificate. Mio figlio è felice in questa scuola, mentre non lo era in una materna tradizionale, perchè lui, anche a detta delle maestre, è proprio un bambino Montessoriano. Chissà però se poi riuscirà a rientrare in un metodo più classico in cui la classe è più uniformata e l’istruzione non è personalizzata.

 

In questa scuola, che in più è americana e quindi coglie già aspetti diversi dell’educazione rispetto a quella italiana (per alcuni discutibili per me solo diversi), è il bambino a definire il suo percorso di studi con la supervisione dell’insegnante che è una “direttrice“, cioè una guida.

 

Tutto nasce da lui, dal suo desiderio di imparare, dalla sua capacità di appassionarsi e di ricercare. Ogni bambino ha questa potenzialità, per questo la Montessori ha concepito una scuola così. Si era rivolta all’inizio proprio a quelli considerati meno dotati, ma poi si era resa conto che il metodo poteva essere valido per tutti.

 

Alle elementari questo tipo di insegnamento può risultare molto strano, alternativo, troppo fuori dagli schemi a cui siamo abituati. Non ci sono libri di testo, non ci sono voti, non ci sono compiti. Ma un bambino può studiare in prima cose che si fanno in quarta o viceversa può metterci due anni a raggiungere gli obiettivi della prima elementare e poi recuperare velocemente su tutto. Insomma, il concetto è che ogni bimbo hai suoi tempi di apprendimento e questi vanno rispettati. C’è tanta enfasi sui lavori manuali e sullo studio della Natura e della Terra.

 

Secondo me sono tutti principi giustissimi e affascinanti anche se poi la loro messa in pratica può risultare davvero difficile da accettare per chi come noi ha fatto scuole tradizionali ed è abituato a un’educazione strutturata e con degli obiettivi ben precisi. Qui bisogna avere tanta fiducia negli insegnanti (il cui lavoro è ancor più difficile) e nel bambino che dovrà abituarsi a non sentirsi dire quello che deve fare ma a proporre lui. Alla lunga credo che iniziativa e autonomia siano doti che si sviluppano facilmente in questa scuola.

 

Ma come al solito ogni persona è diversa e quindi ognuno deve scegliere quello che gli corrisponde di più e in cui si sente a suo agio. Per ora a noi piace, speriamo di non cambiare idea.

 

Una cosa che per esempio mi ha molto stupito è stata questa. Mi hanno chiesto di fare insieme ad Apo un questionario. Su ogni materia il bambino doveva rispondere se si stava impegnando poco, mediamente o tanto. E alla fine doveva scrivere 3 suoi obiettivi per il prossimo periodo.

 

Sono rimasta sconvolta dalla velocità con cui abbiamo fatto questo lavoretto. Lui aveva le idee chiarissime su tutto. E la cosa più divertente è stato sentire gli obiettivi che aveva in mente:

 

Scoprire perchè quando tagli un albero muore
Capire perchè un robot in acqua non funziona più
Studiare l’effetto del veleno di un serpente sull’uomo

 

Anche se ci mettono a dura prova, i nostri bimbi sono delle creature meravigliose, piene di sorprese, di vita, di idee, di emozioni. è davvero bello scoprirli un po’ alla volta ed ascoltarli. E ogni tanto si meritano un po’ più della nostra fiducia.