Diario di bordo: dolci ricordi

Adoro ridere. Basta una parola, una frase, un’espressione, un gesto e si scatena quella scintilla nel pensiero che fa esplodere il corpo in una fragorosa risata. Tutto si scuote, escono le lacrime, manca il respiro, i muscoli della faccia si tendono. è un’esperienza sensoriale completa. E il senso di benessere è paragonabile a quando ci si sveglia dopo una splendida dormita, si dà un bacio a chi si ama, si abbraccia il proprio bambino, si gusta il proprio gelato preferito, si fa un bel bagno caldo, si guarda un paesaggio meraviglioso. Sapere far ridere è un dono. Io non amo chi fa battute, racconta barzellette, tiene banco in quanto bravo comunicatore. Entro in sintonia invece con chi fa ridere perchè semplicemente buffo, o perchè con una frase riesce a stupire o a cogliere un aspetto della gente o della realtà in modo originale. Alle volte, seppur raramente, mi capita di incontrare persone così. Una di queste non c’è più. E così volevo scrivere di lui per ricordarlo, e ricordarmi il bene che mi ha fatto. Penso spesso al suo bambino e se se lo conoscessi….gli direi che ho incrociato la vita del suo papà per soli due anni, in mezzo a 60 persone di tutti i tipi ad un corso post-universitario. che certi incontri possono passare del tutto inosservati, ma non è stato così per questo. che infatti mi ritrovo a pensare spessissimo ad un quasi perfetto sconosciuto che ha lasciato però un segno nella mia vita grazie a tutte le risate che mi ha donato, alla stima reciproca, all’empatia di chi sa leggere oltre all’apparenza. che fatico ad accettare di non poter più scambiar con lui due chiacchiere per email, chiedergli consulenze strategiche sul lavoro, ricordare con lui i momenti dei lavoro di gruppo. che mi parlava spesso di suo figlio e che posso solo immaginare il vuoto che gli ha lasciato. Ma ricordare è il primo modo per riempirlo. che lasciare un segno è sempre bello e non deve necessariamente essere un’opera, o qualsivoglia realizzazione che porti fama duratura. Lasciare un’esperienza di condivisione umana è la soddisfazione più grande. che mi immagino che del papà abbia ereditato il sorriso, la simpatica spavalderia, l’amore per la Sardegna, la parlantina. che questa notizia improvvisa mi ha spiazzato, e ha riaffiorato in me tutte le paure legate alla malattia e alla morte, ma mi ha anche scosso intimamente ribaltando visioni negative in prospettive positive e rinnovando l’amore per la vita in tutte le sue sfaccettature. Ogni minuto della giornata perso a lamentarsi è un minuto sprecato. La vita ha un sapore amaro alle volte, ma è un dono così grande che merita di essere accolto il più possibile con passione ed energia.che io spero di fare così, di non perdermi, di tenere lo sguardo alto, di riconoscere la fortuna e di non soffermarmi sulla sfortuna. gli direi che la prossima volta che riderò, mi ricorderò del suo papà Massimo….