La maestra….
Durante un’interrogazione d’inglese la maestra ha detto con un tono di disprezzo a tutti gli alunni, tra loro anche mia figlia,che erano incapaci di leggere il testo. Senza umanità nè sensibilità, ha chiamato un bambino della 4a, ha fatto leggere il testo, dicendo “lui è più bravo di voi.” Mia figlia si è turbata molto. Mi sono chiesta come si può insegnare con tali metodi, umiliando i bambini, facendoli sentire incapaci? Sono molto arrabbiata, e non so se parlare con lei, o riferire tutto al preside. Cosa pensate?
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Cara amica, non ti nego che venire a conoscenza di simili realtà mi ferisce sempre…soprattutto quando si ha a che fare con la sensibilità, l’autostima e la motivazione dei bambini. Utilizzi termini come “disprezzo”, “incapaci di leggere il testo” e “senza umanità e sensibilità”: vorrei suggerire di riservare l’utilizzo di questi termini esclusivamente all’esperienza diretta di un simile evento e questo per aiutare anche tua figlia, oltrechè te stessa, a leggere l’accaduto con la dovuta obiettività. Con questo non voglio affermare che non sia stato così ma è chiaro che ognuno di noi ha il suo modo di vedere le cose. Mi concentrerei più sull’aspetto concreto: l’azione della maestra di chiamare un bambino di un’altra classe per sbandierare ai piccoli “incapaci” la sua stessa bravura nell’essere riuscita a trasmettere tutto il suo sapere ad un alunno degno della sua attenzione e gratificazione (forse è proprio per questo che è motivato a studiare…). Fermo restando che ogni essere umano ha i suoi tempi di apprendimento e che bisognerebbe riflettere sul proprio metodo di insegnamento se la maggior parte di una classe viene dall’insegnante stessa definita “incapace”, ciò che mi preme sottolineare in questo contesto è il tipo di messaggio che può essere arrivato ad un bambino che ha vissuto da “incapace” una simile esperienza. Sicuramente non ha giovato all’autostima, alla motivazione e alla fiducia nelle proprie capacità: un bambino che si sente dire che è un ” incapace” avverte dentro la sua pancia un peso strano, difficilmente descrivibile che, spesso e volentieri, si traduce in paura di affrontare esperienze in cui si devono dimostrare le proprie capacità. Inoltre può influenzare negativamente il rapporto con la materia stessa e con la stessa l’insegnante, che potrebbe incontrare non pochi problemi nel continuare il suo difficile mestiere. è attraverso la pazienza, i toni di voce pacati e la disponibilità a far notare gli errori o le mancanze con attenzione all’emotività di chi si trova di fronte a rendere piacevole confrontarsi con le proprie difficoltà, accrescendo sempre più la voglia di migliorare e crescere. Definire una classe “incapace” vuol dire aver detto ad ogni singolo bambino “non sei capace a fare nulla” e questo rende instabile la fiducia in se stessi e la propria autostima. Per non parlare del fatto che il ruolo di un’insegnante rappresenta un esempio importante per orientarsi nella vita…che dire…ti suggerirei di tranquillizzare tua figlia cercando di spiegarle che la maestra non ha agito con “cattiveria” ma con l’intento di fornire un esempio utile per motivare allo studio, anche se magari non ha scelto il modo migliore; in secondo luogo sottolineare che incontrare delle difficoltà non vuol dire essere incapaci ma rivestire in pieno il proprio ruolo di studenti, visto che la scuola serve per apprendere e mostrando al bambino comprensione e voglia di condividere il suo giustificabile stato d’animo. Potresti suggerire a tua figlia di scrivere su un foglio ciò che ha provato nel momento in cui si è sentita definire incapace e i pensieri che i quel momento hanno popolato abusivamente il suo stato d’animo: questo potrebbe aiutarla ad elaborare positivamente questa esperienza. Infine potresti confrontarti con l’insegnante sull’accaduto in maniera tranquilla e non accusatoria, riferendo esattamente ciò che quel tipo di iniziativa ha provocato in tua figlia. è ora che ad ogni azione venga restituito un effetto, anche se questo risulta scomodo o poco gratificante per chi ha a che fare, ogni giorno, con esseri umani. Come si sarebbe sentita quell’insegnante al posto di un suo alunno “incapace”? Sarebbe utile iniziare e riflettere…spero di esserti stata utile, ti abbraccio!
Cara Emilia, quanti anni ha tua figlia? Ho insegnato solo inglese per alcuni anni e anche ora, sebbene sia maestra anche di italiano, lo faccio ai bimbi della mia classe. Ho una seconda e so per certo che nessuno dei miei alunni sarebbe in grado di leggere un qualsiasi testo in inglese! Oltre a questo, nei primi anni della scuola primaria si dà la precedenza alla lingua orale, quindi nè scritta nè letta… poi si inizia con un uso passivo della lingua, cioè ai bambini non si chiede di produrre in modo autonomo. Si arriva in quinta, magari anche fine quarta, a chiedere cose un po’ più complesse. La mia collega, considerandomi parte della categoria insegnanti, ha toppato… sicuramente a livello pedagogico… Specialmente con lo studio di una lingua straniera, i bimbi hanno necessità di essere incoraggiati, in modo da non bloccarsi se si sentono in qualche modo inadeguati. Incoraggia tua figlia, infondile fiducia e, magari, fai inglese con lei!!