Un grande cambiamento

Buongiorno a tutte le “whymamme”. Io e Mattia stiamo per affrontare un periodo duro, un grande cambiamento in vista, per me difficilissimo e vorrei non fosse altrettanto per il piccolo. Breve riassunto: io ed il suo papà lavoriamo in due città diverse, niente nonni, niente parenti che ci aiutino nella quotidianità. Mattia arriva quindi in una situazione di grande instabilità, che sul momento non ci sembra così grave, anche perchè noi siamo felicissimi del suo arrivo. Dopo la sua nascita, ovviamente, si pone il problema del dove stare. Infinite, estenuanti riflessioni; alla fine, decidiamo di provare a stare a Torino: avendo il bambino da accudire non posso farla io la pendolare; in più, lì ho un lavoro che mi piace, ho delle colleghe-amiche, la mattina in ufficio ritrovo la mia serenità e mi confronto con chi è stata mamma prima di me, trovo il consiglio affettuoso di persone che mi vogliono bene. Così, il papà viaggia tra Torino e Milano, sta via tre-quattro gg a settimana, e al disagio dei viaggi si aggiunge la lontananza, che Mattia avverte sempre di più crescendo, io sono sempre sola col piccolo, le spese si moltiplicano al punto che mi tocca centellinare gli aiuti esterni che posso ricevere. Pian piano matura la decisione del mio trasferimento, dato che il suo tipo di lavoro non consente altrettanto. E, come tutte le cose che vorresti allontanare, l’occasione arriva prima del previsto e del desiderato: a dicembre (ad un anno di distanza dall’altro trasloco…) saremo a Milano. Almeno qui posso dirla la verità?: non riesco a viverla serenamente. Con fatica abbiamo cercato casa, fatto il trasloco (noi due da soli con il bambino piccolo di 10 mesi), trovato il nido, cercato per mesi una persona affidabile cui lasciarlo quando non potevo restare a casa se era ammalato, ottenuto il part-time per poter stare con lui almeno nel pomeriggio senza lasciarlo tutta la giornata con delle estranee… Credetemi, detto così, ora sembra nulla, ma mi è costato fatica e sangue, eravamo letteralmente stremati. Ed ora…tutto daccapo. Ma devo farlo, devo farlo per Mattia, deve avere un padre ed una madre presenti, deve avere i fine settimana spensierati e non intrisi della tristezza pre-partenza del babbo, deve avere una casa tutta sua dove poter scarabocchiare sui muri, e non due case (in affitto) dove nulla ti appartiene. Dobbiamo mettere sù questa famiglia a misura sua, “nostra”. Ma in questo momento di grande tristezza per quello che lascio e per le grandi incognite che ci aspettano, non riesco a ragionare lucidamente, non riesco a pensare a delle strategie da mettere in atto che possano aiutarlo in questo, che è un grande passaggio anche per lui. Ha solo un anno e mezzo (domani!) ma capisce perfettamente e, soprattutto, “sente”. L’unica cosa di cui ho certezza è che ho bisogno dell’aiuto di mia madre, sempre pronta e disponibile per noi, che verrà a darmi una mano e a far sentire a Mattia il calore della famiglia, servirà almeno un po’ a compensare la mia assenza che si farà più lunga, visto che, peraltro, passerò dal part-time al tempo pieno. Ma altro non riesco ad elaborare. Come comportarmi, cosa raccontargli, quali meccanismi compensatori posso mettere in atto per alleviare il suo disagio e nutrirlo di nuove sicurezze, questo, adesso, non riesco ad immaginarlo. Se avete suggerimenti e riflessioni, mi saranno preziosi. Grazie.

Un abbraccio a tutte.

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Salve Roberta, sono rimasta molto colpita dal suo racconto. Ha fornito tanti elementi e diverse informazioni, tanto che ho dovuto leggere la sua domanda due volte. Per iniziare mi complimento con lei, da ciò che ha scritto emerge tanta attenzione per suo figlio e per la sua famiglia. Certo non è stato facile affrontare una vita fatta di attese e partenze, il piccolo ha sicuramente sofferto per questa lontananza del papà, come anche lei immagino, e so bene cosa vuol dire anche perchè è capitato spesso di dover consolare la mia bambina per le assenze lavorative del suo papà, al quale è stralegata. Adesso però inizierà un nuovo percorso: lei dice che è ora che abbiate una casa vostra, dove il piccolo possa scrivere sui muri perchè gli appartengono, ma credo che l’ aspetto più positivo sia il ricongiungimento del vostro nucleo familiare. è comprensibile che lei non riesca a viverla serenamente, è sempre molto difficile lasciare ciò che si conosce e piace per qualcosa che non si conosce ancora…ma il suo stato d’animo è fondamentale in questo momento per il benessere emotivo di suo figlio. Allontanarsi non vuol dire dimenticare, iniziare una nuova vita non vuol dire rinunciare al passato. Il premio per questo sacrificio è la sua famiglia serena e insieme, riunita, già solo questo pensiero le darà forza per affrontare la situazione. è importante non nascondere nulla al piccolo, coinvolgerlo il più possibile in tutte quelle azioni che determineranno il trasferimento, facendo anche in modo di coinvolgerlo il più possibile nell’allestimento della vostra nuova casa. Spieghi sempre il perchè certe cose accadono, come cambierà la sua giornata, gli preannunci sempre ciò che si farà durante il giorno. Lei lavorerà tutto il giorno e non potendo godere della presenza fisica di suo figlio escogiti qualunque altra strategia per fargli sentire la sua presenza: telefono, disegnini, un libro da leggere assieme al suo ritorno…Entusiasmo (questa è la parola d’ordine!) per questo nuovo percorso insieme, che già sa di buono perchè vedrà inseme una mamma, un papà e il loro splendido e amato bambino! In bocca al lupo e la abbraccio forte! è una mamma in gamba e ce la farà.

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Carissima…vivo una situazione simile…purtroppo anke noi viviamo lontani dalla famiglia! Ora sono felicemente in matermità del mio secondo bimbo…ma credo di lasciare il lavoro…purtroppo mi costringono ad avere un part time pomeridiano e gli asili nido tengono i bimbi solo fino alle 17! mio marito è via tutto il giorno a causa del lavoro, non posso assentarmi ank’io! per me hai fatto la cosa giusta a trasferirti a milano non è possibile costruire una famiglia a distanza!! in bocca al lupo!