Curiosità: ‘dieci ragioni per rispondere a un bambino che piangè di jan hunt

Stamattina ho ricevuto la newsletter di Mhug e allegato c’era questo articolo, che ho pensato di condividere con tutte voi. Buona lettura. (grazie Alli!)

‘Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piangè di Jan Hunt

1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, mapossono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma puòsorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma puòpiangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbericevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini chericevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramenteamati e accettati.2. Se i tentativi del bambino di comunicare tristezza o rabbia vengono sistematicamente ignorati,non può imparare in che modo esprimere quei sentimenti con le parole. Il pianto ha bisogno diricevere una reazione appropriata e positiva affinché il bambino capisca che tutte le sue emozionisono accettate. Se le sue emozioni non sono accettate, e viene ignorato o punito perché piange, egliriceve il messaggio che la tristezza e la rabbia sono inaccettabili, non importa come siano espresse.È impossibile per un bambino capire che le espressioni di tristezza o di rabbia potrebbero essereaccettate con parole appropriate una volta che sia cresciuto e in grado di usare tali parole. Unbambino sa soltanto comunicare nei modi che gli sono possibili ad ogni età, può solo riuscire a farequello che ha avuto l’opportunità di imparare. Ogni bambino fa il suo meglio secondo la sua età,l’esperienza, e le circostanze del momento. È decisamente sleale punire un bambino per non averfatto più di quanto sappia fare.3. Un bambino al quale sia stato dato il messaggio che i suoi genitori gli risponderanno solo quandolui è “buono” inizierà a nascondere il “cattivo” comportamento e le “brutte” emozioni agli altri, eanche a se stesso. Rischia di diventare un adulto che sopprime le brutte emozioni e non è capace dicomunicare la piena varietà di emozioni umane. Infatti, ci sono molti adulti i quali trovano difficileesprimere rabbia, tristezza, o altre “brutte” emozioni nei modi appropriati.4. La rabbia che non può essere espressa nella prima infanzia non scompare semplicemente.Diventa repressa e si accumula col passare degli anni, fino a quando il bambino non è più capace dicontenerla, ed è cresciuto abbastanza da non temere più una punizione fisica. Quando alla finequesto contenitore di rabbia si spalanca, i genitori possono essere scioccati e perplessi. Hannodimenticato le centinaia o migliaia di momenti di frustrazione che hanno riempito questocontenitore durante gli anni. Il principio psicologico che “la frustrazione porta all’aggressività” nonè mai così ben visibile quanto nella ribellione finale di un adolescente. I genitori dovrebbero essereaiutati a capire quanto sia frustrante per un bambino sentirsi invisibile quando il suo pianto èignorato, o sentirsi indifeso e scoraggiato quando i suoi tentativi di esprimere i suoi bisogni e i suoisentimenti vengono ignorati o puniti.5. Siamo tutti nati sapendo che ogni emozione che proviamo è legittima. Gradualmente perdiamoquesta convinzione se solo la parte “buona” di noi stessi ci fornisce risposte positive. Questa è unatragedia, perché solo quando accettiamo pienamente noi stessi e gli altri, nonostante gli errori,possiamo avere relazioni davvero amorevoli. Se non siamo pienamente amati e accettatinell’infanzia, rischiamo di non imparare mai cosa si prova o come si comunica tale accettazioneverso gli altri, non importa quanta terapia o letture o riflessioni facciamo. Quanto più serenesarebbero le nostre vite se semplicemente avessimo ricevuto amore incondizionato attraverso inostri primi anni!6. I genitori che si chiedono se rispondere o no al pianto dovrebbero riflettere su quali sarebbero leloro reazioni in situazioni simili. Alcuni genitori considerano appropriato ignorare il pianto di unbambino, eppure, provano intensa rabbia se il loro partner li ignora quando tentano di fareconversazione. Molti nella nostra società sembrano credere che una persona debba avere una certaetà per avere il diritto di essere ascoltata. Ma quale età sarebbe? Neonati e bambini non sonopersone meno importanti solo perché sono piccoli e indifesi. Anzi, più qualcuno è indifeso, piùmerita la nostra compassione, attenzione e assistenza.7. Se ai bambini si insegna attraverso l’esempio che le persone indifese meritano di essereignorate, rischiano di perdere quella compassione per gli altri con la quale tutti noi esseri umanisiamo nati. Se, da neonati indifesi, i loro strilli vengono ignorati, iniziano a credere che questa sia lareazione appropriata verso quelli che sono più deboli di loro stessi, e alla “Legge del più forte”.Senza compassione, si prepara la fase della violenza che verrà in seguito. Quelli che si chiedonocome un criminale abbia potuto non avere pietà per le sue vittime devono considerare le originidella perdita di quella compassione. La compassione non scompare improvvisamente. Viene rubata,attraverso un allevamento indifferente o punitivo, goccia dopo goccia, finché si esaurisce. Laperdita della compassione è la tragedia più grande che possa capitare a un bambino.8. Quando un bambino impara dall’esempio dei suoi genitori che è giusto ignorare il pianto di unneonato, egli tratterà con naturalezza allo stesso modo i propri bambini, a meno che ci sia qualcheintervento di altri. Essere inadatti come genitori è qualcosa che si tramanda per generazioni fino aquando delle circostanze fortuite cambiano quel modello. Quanto sarebbe stato molto più facile perun genitore aver imparato durante l’infanzia come si trattano i propri figli! Forse il circolo viziosodei comportamenti sbagliati dei genitori può iniziare a cambiare quando mai più degli spettatoripassino e si allontanino da un bambino che piange disperatamente senza fermarsi per aiutarlo.Questa potrebbe essere la prima volta che un bambino riceve il messaggio che i suoi sentimentisono legittimi ed importanti, e questo messaggio cruciale sarà ricordato più tardi quando loro stessiavranno un bambino.9. Il pianto è un segnale provvisto dalla natura allo scopo di disturbare i genitori affinché vadanoincontro ai bisogni del neonato. Ignorare il pianto di un bambino è come ignorare la sirena di unallarme antincendio perché ci dà fastidio. Il segnale è stato progettato per disturbarci così chepossiamo prestare attenzione a una situazione importante. Solo una persona sorda ignorerebbe unallarme antincendio, eppure molti genitori si fingono sordi al pianto del loro bambino. Il piangere,come il segnale d’allarme, serve a catturare la nostra attenzione così che possiamo soddisfare ibisogni importanti del bambino. La natura non avrebbe mai dotato i bambini di un richiamoricorrente senza una ragione.10. Genitori che reagiscono solo a un “buon” comportamento possono essere convinti che stannoallevando il bambino a comportarsi “meglio”. Eppure loro stessi sentono di collaborare piùvolentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una speciediversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbeimpossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi dicomportamento “adulti”. La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che sicomportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nelmodo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché unbambino sia “maleducato” dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: “Io me la sento dicollaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come hoappena trattato mio figlio?”Jan HuntGentilmente concesso da http://www.naturalchild.it/ [1]URL originale:http://www.nontogliermiilsorriso.org/drupal/articoli-vari/dieci-ragioni-rispondere-un-bambino-chepiange-di-jan-huntCollegamenti:[1] http://www.naturalchild.it/