Dalla silicon valley: cadute e coccole

Il mercoledì Apo ha il basket che si svolge direttamente a scuola dopo le lezioni, per la gioia di noi genitori che non dobbiamo prendere il bambino, correre in una palestra e magari ritirarne un altro da un’altra parte. 

Con ciuffetto biondo di solito arriviamo un po’ prima e ci sediamo a guardare Apo sulle panche all’aperto dove i bimbi pranzano. La zona è rigorosamente cellulare-free, cioè è vietato stare al telefono essendo considerata un’attività incompatibile con la partecipazione come spettatore all’attività del proprio figlio. Per cui per me è anche un momento di disintossicazione da sms e mail.

 

Purtroppo arrivo spesso in ritardo, essendo l’asilo di ciuffetto biondo nel paese vicino ed essendoci parecchio traffico nonostante le 4 corsie per senso di marcia. E infatti anche ieri siamo arrivati come al solito trafelati verso la fine della lezione e nel buio della sera invernale abbiamo cercato il saluto caloroso di Apo tra bimbi e palloni di basket. Ma nulla. Cercavo di ricordarmi come fosse  vestito quando un tipo di fianco a me mi dice:”cerchi giacomo?” Non so perchè ma nella scuola lo conoscono tutti. Lui dice che è perchè è girata la voce che è italiano e che non sa bene l’inglese. Insomma, il tipo mi racconta che Apo era in ufficio perchè era caduto e perdeva sangue. Corro in segreteria e lo trovo spaventatissimo con un labbrone tipo donna rifatta male e con i due denti superiori molto dondolanti. 

Secondo me è tutto ok perchè quei denti per fortuna sono ancora da latte ma mi mandano lo stesso al pronto soccorso. Prima però dobbiamo accompagnare a casa L., un compagno di classe svedese sempre molto premuroso perchè anche lui è arrivato qui a gennaio senza sapere una parola di inglese e ha passato quasi 3 mesi sotto il banco. Quindi è quello che capisce meglio come si sente Apo.

 

Per tutto il viaggio in macchina L. ci racconta delle sue esperienze con ospedale e medici. Apo accenna un po’ anche alle sue che non sono poche e alla fine dice: “Ora non sono più spaventato grazie ai racconti di L.”

 

Qui ti viene da andare dai medici più volentieri perchè non aspetti molto, ti trattano bene e lavorano anche di sabato. Ma l’assicurazione è cara, molto cara e non passa tutto.  I centri medici gestiscono anche le emergenze dalle 7 alle 21 e anche i dentisti sono sempre reperibili se sei loro paziente. Noi siamo stati ahimè pazienti assidui in qsti tre mesi, l’inverno è mite ma le scuole veicolano le infezioni anche qui.

 

 

L’attesa al reparto emergenze è stata breve e resa piacevole dagli schermi con i cartoni e da un enorme acquario pieno di pesci colorati.

 

 

Una volta a casa, Apo, gonfio ma rassicurato dal controllo medico, mi ha guardato e mi ha detto: “grazie mamma che ti preoccupi per me, lo adoro”. “Sai mi piace quando mi faccio male perchè tutti si interessano a me”. 

“Ma certo che mi preoccupo per te, sei sempre al centro dei miei pensieri, e sì sono stati tutti carini con te oggi, ti vogliono già molto bene”. 

“Mamma, ma quando un corpo muore e la persona lascia il corpo si potrebbe portarlo in ospedale, aprirlo e tirare via tutti gli organi per studiarli. Così sì che si potrebbero scoprire tante cose”.

 

 

Oggi ho capito che mio figlio ha tanto bisogno di coccole e di sentirsi integrato e che forse ha un futuro da dottore nonostante il suo terrore per i camici bianchi.