Dalla silicon valley: i videogiochi fanno bene! presentazione del libro ‘reality is broken’

 

Questa volta l’ho proprio sentito dire con le mie orecchie a una conferenza a Menlo Park, nella Silicon Valley, da uno speaker con un curriculum da paura.

 

Jane McGonigal, PhD a Berkeley, è un guro dei videogiochi. è la direttrice del gruppo di ricerca e sviluppo dei videogiochi all’Institute for The Future. è una delle 100 persone più creative al mondo e una tra le venti donne più “inspiring”. Davvero un personaggio, insomma. è anche autrice di un libro che è diventato New York Times Besteller e che si intitola “Reality is Broken, why games make us better and how they can change the world“. Il suo Ted Talk è stato uno dei più seguiti.

 

Il suo approccio è creare giochi che possano essere utili e che facciano collaborare tantissime persone in tutto il mondo su temi importanti che risolvano problemi concreti. Questo tipo di giochi si chiama “Alternate Reality Games”.

 

Ci ha raccontato alcune di queste iniziative molto belle che hanno visto nascere addirittura nuovi business, o partecipare a paper scientifici grazie alle scoperte raggiunte durante il gioco (come alla fine del gioco Foldit). Per esempio il gioco Evoke era rivolto a ragazzi di tutto il mondo soprattutto africani per provare a risolvere problemi concreti come povertà, guerre, salute, educazione e da questo sono nate delle start-up con dei veri finanziamenti anche in Africa. Oppure SuperBetter, studiato per raggiungere obiettivi di salute, come la ripresa da una malattia o da un incidente, la sconfitta del cancro, una migliore risposta alle cure. Una ricerca estensiva su dei bambini affetti da cancro ha provato che coloro che hanno giocato almeno due ore al giorno per sei mesi hanno avuto migliori effetti dalla chemioterapia.

 

E perchè secondo lei il videogioco è così importante? Perchè giocare è una “skillessenziale. Il gioco insegna a sviluppare coraggio e ottimismo e aiuta a risolvere i problemi sociali. 

 

In America il 99% dei ragazzi maschi e il 94% delle femmine giocano dalle 8 alle 13 ore alla settimana. L’importante secondo lei è non superare le 21 ore a settimana e le 3 al giorno, e mantenere tutte le altre attività’ all’aria aperta e di relazione con gli amici e i genitori. è bene, inoltre, privilegiare giochi collaborativi

 

Secondo questa esperta i viedogiochi fanno molto bene ai bambini e rispetto ad altre attività come leggere o ascoltare la musica, se mantenuti su una durata di 3 ore circa, pare siano ancora più efficaci rispetto al limitare l’insorgere di problemi psicologici.

 

Il videogioco aiuta a sviluppare la determinazione, la motivazione, la capacità di apprendimento, la memoria anche al di fuori dal gioco, cioè nella vita reale. Fornisce emozioni positive come gioia, sorpresa, orgoglio, curiosità, entusiasmo. Secondo numerosi studi scientifici i bambini che giocano ai videogiochi sono più creativi. Inoltre, fanno l’esperienza del fallimento e imparano a viverla e ad accettarla nel modo giusto. Meglio ancora se si gioca con amici reali o con i genitori.

 

Pare addirittura che i videogiochi abbiano su ansia e depressione effetti ancor più benefici delle medicine. 

 

Sono da evitare i giochi con una rappresentazione troppo realistica della violenza.

 

Insomma, affermazioni sconvolgenti per me che avevo sempre sentito parlare di massimo mezz’ora al giorno e che sono sempre stata circondata da mamme terrorizzate dai videogiochi in quanto dannosi. E, in effetti, dopo la conferenza, le principali domande erano di mamme con figli molto creativi e svegli ma piuttosto “addicted”. Disperate, si chiedevano come limitarli e dar loro delle regole temporali.

 

Se il bambino è troppo focalizzato su uno stesso gioco, tende a farsi coinvolgere troppo o ad arrabbiarsi per la sconfitta meglio indirizzarlo su qualcos’altro. Se il bambino diventa aggressivo quando è obbligato a smettere di giocare allora forse le ore vanno un po’ ridotte. Insomma bisogna regolarsi vedendo il comportamento e le reazioni del bambino. 

 

Mio figlio è molto appassionato di videogiochi e mentre ascoltavo la presentazione riflettevo sul fatto che ho sempre visto i lati positivi di questa attività e anche per questo non glieli ho mai negati, ma d’altra parte trovo anche io delle difficoltà a dargli dei limiti (come in tutto del resto) e spesso capita che chieda di giocare quando non ha senso (tipo nel bel mezzo di una cena con amici) o che sia davvero una lotta farlo smettere quando il tempo è scaduto. I bambini si fanno prendere la mano su tutto, per cui bisogna stare attenti. Ho trovato comunque tutti questi spunti molto interessanti e ne farò tesoro.

 

Se vi va fatevi un giro sul sito di Jane McGonigal.