Di nuovo mamma. il racconto di un viaggio, il mio.

Eccomi qui per raccontarvi la gioia immensa che ho provato martedì 11, quando alle 8.50 è nato il mio secondogenito. Dopo una gravidanza passata a contare le settimane, visto che a partire dalla sedicesima mi sono cominciate le contrazioni, accompagnate dalla costante paura di perdere quella piccola creatura che stava crescendo dentro di me e che evocava solo di venire al mondo. Ma fortunatamente ad aiutarmi in questo viaggio, nullaffatto facile, complicato da varie condizioni di profondo stress che mi sono trovata a dover affrontare, ci sono stati mio marito, mia madre e il mio adorato primogenito che, avendo solo 3 anni, aveva bisogno della sua mamma per tutto o quasi, e che distraendomi mi ha dato la forza di andare avanti. Era un cesareo programmato, non solo perchè era il secondo, ma anche perchè il mio piccolino era podalico e ben ancorato nella parte alta dell’utero. Tanta la paura, perchè la sera prima dell’intervento l’anestesista, leggendo la cartella clinica, si accorge di un lieve reflusso alla valvola mitralica e non era convinto di volermi operare il giorno seguente, in quanto, essendo io allergica all’amoxicillina (l’antibiotico che per profilassi si dà in questi casi), aveva paura che mi venisse un’endocardite. La mattina dopo mi sveglio in fibrillazione, un garbuglio di sensazioni dominava la mia mente ed il mio cuore: da un lato la gioia immensa di conoscere finalmente quella personcina che da nove mesi faceva parte di me (domandandomi se sarei stata in grado di amare entrambi i miei figli allo stesso modo), dall’altra la paura che potesse accadermi qualcosa, come una reazione allergica o questa tanto citata la sera precedente endocardite. Nell’alternanza calma-gioia-paura, arriva la telefonata che mi avvisa di recarmi in sala operatoria. Non me la aspettavo così presto. Credevo, visto che andava rivisto un ecocolordoppler cardiaco fatto tempo addietro, che sarei stata una delle ultime (ne eravamo in sei). Mentre sto per varcare la porta blu (altro che porta rossa del GF), arrivano mia madre e i miei suoceri, ed è così che spunta qualche lacrimuccia di emozione e paura. Quando, dopo l’epidurale, mi hanno fatto stendere sul lettino, ho cominciato a tremare come una foglia. Ringrazio il cielo di aver avuto, tra il personale sanitario, almeno una persona che si è occupata anche di guardare all’animo di chi era steso su quel tavolo. Infatti, l’anestesista finchè non ha visto che mi ero tranquillizzata (e questo è accaduto solo dopo la nascita del mio amore), non mi ha abbandonata un secondo, mi parlava dicendomi di stare tranquilla, che sarebbe andato tutto bene, di smetterla di tremare, che tra poco avrei visto mio figlio, e mentre mi diceva queste cose, di tanto in tanto mi dava qualche carezza sulla testa, cose queste che ho apprezzato, perchè mi hanno fatta sentire meno sola in quel momento in cui ero spaventata (soprattutto quando mi hanno premuto fortissimo sulla pancia, al punto che sentivo le vene del collo e della testa pronte ad esplodere, per far uscire il mio tesoro) e poi perchè credo che alla base del lavoro di medico ci debba essere non solo la scienza, ma anche la coscienza e l’umanità. Ma il momento più bello in assoluto è stato, come in tutti i parti del mondo, la nascita del mio piccolo, il suo primo vagito. Da lì in poi le paure sono scomparse, il mio amore era nato e stava bene. Solo questo contava. E non importa se non hanno potuto somministrarmi l’ulteriore antibiotico di cui necessitavo (perchè nel frattempo stavo avendo una reazione allergica e l’anestesista non ha voluto compromettere la situazione), perchè nell’altra stanza qualcuno stava lavando il mio cucciolo che finalmente si era affacciato alla vita. Intanto, fuori dal blocco operatorio, il mio primogenito gridava “è nato, è nato!!! è nato il mio fratellino”. L’incontro, al pomeriggio, è stato magico. Tenerlo tra le mie braccia… Bè, la sua nascita li vale tutti i sacrifici e le pene fatte, anche quelle del postoperatorio come la manovra con un clistere per aprire il collo dell’utero così da creare il canale d’uscita per i lochi, la colica renale, la febbre causata dalla ferita e la paura, prima che si capisse che era questa la causa, che potesse essere invece colpa dell’endocardite. Ora vedo il mio cucciolo dormire nella culletta, lo osservo e penso che insieme possiamo affrontare tutto anche le paure, come quella di ieri quando si stava soffocando e aveva smesso di respirare per colpa di un reflusso causato dalla valvola cardiale che è ancora aperta. Insieme possiamo, perchè come è vero che lui per 9 mesi ha fatto parte di me perchè viveva nel mio grembo, è altrettanto vero che io faccio parte di lui, perchè il cuore di mamma si dona imprescindibilmente, incondizionatamente e totalmente ai propri figli. Non solo a parole. Quando appoggio la testa del mio piccolo sul mio cuore, anche se lui sta stranito o e nervosetto, all’improvviso si calma, del resto è una melodia che conosce bene, dopo 9 mesi passati ad ascoltarla. 

A voi dico grazie per la pazienza che avete portato nel leggere questo mio lunghissimo pensiero, e a mio marito e ai miei figli dico grazie per essere il mio bene più prezioso