Diario di bordo: italian, me!

 

Apo qui è esploso, saranno i sei anni, saranno tutte le novità’, sarà il modo di sdrammatizzare la nostalgia che alle volte gli prende. 

 

è incontenibile nella sua energia ed esuberanza. O forse così’ appare ai miei occhi, dato che qui, come già vi raccontavo, sembrano tutti più contenuti.

 

Quando lo prendo a scuola mi racconta le cose che ha fatto e alcune conversazioni con i suoi compagni. E io gli chiedo come fanno a capirsi, lui mi risponde che parla loro in italiano e loro lo comprendono. In effetti alle volte l’ho visto. è buffissimo, anche alla maestra lui parla in italiano, se ne frega. 

 

Ieri mi dice: “Mamma mi sono fatto un nuovo amico. Anzi non è solo un amico, è un grande amico!”. “Bello, sono felice, tesoro”, gli ho detto io “e come si chiama questo nuovo amico?”.

“Mamma ti ho detto che è il mio grande amico, si chiama Niu, ha 3 anni”. 

“Ne sei sicuro? se è in classe con te è impossibile che abbia 3 anni”

“ah allora ne ha 4, mamma, è basso, mi arriva alla pancia”.

“Ah ma tesoro, ho capito ha 6 anni sicuramente, solo che è un po’ più’ basso di te”. Niu, è il suo amico americano di origini cinesi, ed è un grande amico perché’ lo ha aiutato a fare un disegno

 

Poi ogni tanto, mi dice:

“Mamma, però sono stufo di sentire parlare inglese tutto il giorno e io devo stare muto sempre”.

 

Dopo 7 ore di mutismo, infatti, si deve rifare. Tutte le altre ore in cui è sveglio parla anche con i muri: una macchinetta che sfodera continuamente racconti, pensieri, richieste. Tutto normale. 

 

In realtà anche quando andiamo in giro parla con tutti, anche con gli stranieri e a tutti ora dice “Italian, me“, cioè “Io sono Italiano”.

 

Se poi un italiano lo incontra veramente, lo tratta con un amico di sempre e gli racconta del geco a scuola, del basket, dei suoi amici, ed ora del club di robotica in cui partecipa anche il suo papà. 

 

Per fortuna abbiamo scovato tantissimi italiani qui, che hanno reso questo inizio molto più dolce e semplice. C’è Tommi, il fantastico figlio di WorldWideMom, che vuole sempre vedere nel we, ci sono “le ragazze”, 3 bambine dai 10 ai 15 anni anche loro da poco espatriate qui, c’è Nico, il bambino di 8 anni che deve seguire anche nelle imprese più pericolose, e ora anche Lorenzo, amante dei travestimenti e dei giochi scatenati e con una mamma francese tenerissima.

 

Prima di partire, in Italia, tutti (o meglio quelli che non erano mai stati all’estero) mi consigliavano di metterlo in una scuola italiana per avere un inizio meno traumatizzante. A posteriori sono contenta di averlo iscritto a una scuola americana. I bambini si capiscono comunque, e anche se è vero che ci vuole più tempo per fare amicizia, trovano il modo di entrare in contatto su altri piani. Nel tempo libero, poi, si tende a stare con le persone con cui ci si trova bene ed è normale che soprattutto all’inizio si cerchi persone della stessa lingua con le quali la comunicazione è più facile. 

 

Nella sua scuola mi ferma un bambino al giorno chiedendomi dell’Italia, o dicendomi che ci sono stati, o consigliandomi un ristorante italiano qui. 

 

Alla fine, detto con un tocco di orgoglio, l’Italia piace e affascina