Diario di bordo: pensieri di pace.

Accendendo la radio stamattina ho ascoltato una trasmissione bellissima, condotta da una persona che conosco e a cui voglio molto bene..

Si parla di senso della vita, della vita di questo giovane uomo, Vittorio Arrigoni, ucciso brutalmente stanotte nella striscia di Gaza. Assolutamente non mi interessa fare considerazioni politiche (non conosco la sua storia),  ma soltanto umane.

Pensavo al valore della vita e al peso dei valori. Racconta Vittorio in un’intervista dell’anno scorso di come l’educazione ricevuta fin da piccolo a principi di solidarietà, di pace, di libertà, si sia radicata nella sua vita tanto da crescere e diventare centrale, anzi diventare espressione della sua vita. Faceva il pacifista, ossia era impegnato per opporsi ai conflitti armati e cercare di favorire soluzioni pacifiche. Nell’intervista diceva che la sua era una “scelta obbligata”. Che sentiva di doverlo fare, di non poter restare indifferente. Non era eroica la sua azione, ma solo umana.

Ecco è su questo che vorrei fare una riflessione a voce alta. Penso a come quasi tutti i giorni noi andiamo avanti con i nostri impegni. Spesso sono cose pratiche da svolgere, oppure intellettuali ma indirizzate il più delle volte al pratico. Ci arrabbiamo, ci stressiamo, ci viene l’ansia di non riuscire a rispettare determinate scadenze o ad arrivare in tempo a quell’appuntamento.

Questa è la nostra vita. Poi però, ovunque purtroppo, sul lavoro, per le strade, in zone di guerra, negli ospedali, la gente muore. Quell’esistenza diventa una foto in bianco e nero nei ricordi delle persone che l’amavano. A quel punto ci si accorge di quanti gesti, parole, minuti non goduti, non concessi. Così come – in piccolo – quando i figli di colpo sono diventati grandi e rimpiangiamo alcune tenerezze e espressioni di quando erano bambini, e ci facevano impazzire con i loro capricci.

è una considerazione sul senso della vita che non intende portare da nessuna parte, ma aprirmi delle finestre mentali che si affacciano sull’infinito. Le possibilità, il senso delle cose, le scelte, le emozioni, le lacrime e le risate. E alla bellezza della vita.

Alice oggi è a casa da scuola, ascolta anche lei le parole nell’aria che escono dalla radio. Lascio che ascolti, sono racconti pieni di umanità e amicizia. Mi chiede perché è morto quel ragazzo di cui parlano. Le dico che viveva in un posto lontano dove ogni tanto fanno la guerra, lui voleva aiutare quelle persone a non litigare più, a capirsi e volersi bene. Chi fa la guerra però l’ha ucciso. Nella guerra si muore, per questo a me non piace.

“è brutta la guerra” sussurra tra sé mentre continua il suo disegno.  Poi chiude il pennarello, lo appoggia sul foglio e mi dice “Mamma ma se quelli della guerra vogliono ancora litigare e non c’è più quel ragazzo chi li aiuta a far la pace?”