Quei papà figli…risposta a mammafralla
Ciao carissima, non ho sposato uno di quei papà ma ho avuto un padre arido di dolcezza. Ho scritto l’articolo pensando alla mia esperienza di figlia e tirando le somme di un lungo percorso di riflessione che mi ha portata a raggiungere la consapevolezza che le persone ci amano ugualmente anche se utilizzano canali comunicativi differenti dai nostri. Ognuno di noi ama a proprio modo e dona all’altro ciò che riesce e non ciò che non può donare. In fondo accettare questa realtà significa proprio amare!Ti abbraccio forte!
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Credo che arriverò anche io a questa tua fase.. e capisco benissimo e riesco anche a comprenderti ma putroppo io sono ancora un pochino nel mio: urlare la mia verità di figlia e moglie ferita e che SI SENTE poco amata. (e scusa il mio egocentrismo, leggendo il tuo post mi sono sentita chiamata in causa). Se in questo momento rinunciassi a urlare in qualche modo questa mia verità penso che sigillarei una parte del mio cuore e mi farei venire pian piano l’ulcera. Non biasimo chi si sente di allontanarsi dal padre o dalla madre o dal marito perchè si sente uscito distrutto da quella relazioni…penso che sia nei nostri diritti farlo. Ammiro comunque di sicuro chi impara sviluppare in sè amore e perdono nonostante tutto. Chi ci riesce potrebbe forse voler dire che è risciuto a sopperire al sentirsi poco amato, imparando a volersi bene ancora di più…(non so forse questa ultima cosa mi è uscita un po’ contorta). Comunque sto imparando a voler bene a mio figlio, credo, a modo mio!!! sperando di farlo nel modo che lui si senta amato, sennò mi sentirei una madre fallita, anche se poi so non dipende tutto dal mio amore me…!!! e chissà se io riuscissi a sviluppare questo tipo di amore che io non riesca a assolvere poi anche gli altri.
Ho un’amica che dopo un matrimonio iniziato male, complicato e pieno di bugie, si è separata. Per un periodo è praticamente venuta a vivere da me, si sentiva sola e l’ho accolta volentieri. Aveva sempre in mente che, quella della separazione, fosse la via migliore e, ogni volta che tra me e mio marito c’era qualche screzio, lei mi diceva: perché non ti separi? Si sta così bene…. Insomma lei portava sempre il suo esempio di “liberazione” come se scappare fosse l’unica via di uscita. Io non sono così, io sono una che lotto e cerco di guadagnarmi l’amore e l’affetto giorno dopo giorno. Sono quasi 20 anni che sto con mio marito e ti dico che di alti e bassi ce ne sono stati molti. Oltretutto lui, anche come educazione, non è uno che si lasci andare ad effusioni, bisogna “portarcelo”. Con i figli un po’ si è sciolto, ma è sempre sulle sue. L’ho conosciuto così, dimostra poco e male il suo affetto, spesso è assente e quando c’è, è nervoso per il lavoro. Ma cosa ci posso fare, vivo di quei bei momenti che ci accomunano, perché anche se pochi, ce ne sono: il parlare della giornata la sera dopo cena, l’incontrarsi sporadicamente durante la sua mattina libera, riuscire a stare insieme da soli un’ora ogni tanto per parlare di niente, l’organizzare le vacanze già da gennaio per sentirci un po’ sollevati dai vari malanni che colpiscono i bambini tutto l’inverno e ci tengono continuamente impegnati… Insomma viviamo di piccole cose, facciamo in modo che queste siano “intense”. Come dice anche la Ciapetti, credo che bisogna trovare un proprio sistema per amare. Scappare, credo che sia come fuggire dalla propria vita. Forse perché sono un’inguaribile ottimista, ma credo che nel rapporto di coppia bisogna vedere le cose che accomunano e non quello che ci separano. Credimi, dopo 20 anni ne avrei di cose negative da mettere sulla bilancia e, sicuramente influirebbero più delle cose positive, ma, almeno io credo, non è così che si affronta la vita.