Ginecologi, trattamento sanitario obbligatorio a neomamme depresse

NOTIZIA ANSA 3/06/2010 ore 18.15

ROMA – Applicare la procedura del Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum, a rischio di infanticidio, come il recente caso a Passo Corese (Ri). è quanto propongono al ministro della Salute Ferruccio Fazio Giorgio Vittori, presidente della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e Antonio Picano, presidente dell’Associazione Strade onlus e responsabile del progetto ‘Rebeccà per la prevenzione e il trattamento della depressione in gravidanza e nel puerperio.

La procedura proposta, precisano, consente di adottare limitazioni della libertà personale “per ragioni di cura, all’interno dell’abitazione del paziente”. Un’equipe specializzata potrebbe occuparsi continuativamente 24 ore su 24 delle donne con comportamenti potenzialmente omicidi, tutelando così in maniera efficace sia la madre che il figlio.

I casi che richiederebbero un provvedimento di Tso extraospedaliero imposto possono essere valutati, secondo Strade onlus, in circa 1.000 interventi per anno. La depressione post partum colpisce, secondo la letteratura scientifica circa il 10% delle donne, da 50.000 a 75.000 neomamme l’anno nel nostro Paese, con un costo sociale valutato in circa 500 milioni di euro in 12 mesi.

Ho cercato informazioni più esaustive in merito e non sono riuscita a comprendere in maniera chiara cosa si intende per TSO extraospedaliero in questo contesto. Leggo che la procedura della proposta prevede limitazioni alla libertà personale “per ragioni di cura”. Sono perplessa..forse quanto Maria Burani Procaccini, Presidente della commissione Bicamerale Infanzia e membro dell’esecutivo del Movimento Bambino, la quale afferma l’assurdità di una proposta simile se non si lavora sulla prevenzione. Dato che, secondo una stima dell’OMS del 2004, solo un ospedale su 30 sostiene psiclogicamente la donna in fase di gravidanza, credo che sia ora di preoccuparci del fondamentale aspetto emotivo -affettivo in un momento così importante nella vita di una donna . Così come esistono delle leggi naturali per la sopravvivenza fisica, così esistono leggi naturali per la sopravvivenza emotiva (Giuliana Mieli, Il bambino non è un elettrodomestico). In primis bisogna salvaguardare il piccolo e sua madre, ma sarebbe troppo auspicare un supporto  emotivo-affettivo lavorando sulla prevenzione in modo serio e professionalmente pertinente? La presenza di esperti 24 ore su 24 in casa della neo mamma( come recita la proposta) può essere auspicabile in situazioni di pericolo, rappresentando un supporto ed un sostegno che può contribuire in modo decisivo alla costruzione di un “valido” rapporto tra madre e bambino, padre e bambino, madre e padre. Ma mi domando ancora cosa si intende per limitazione della libertà personale…Cosa ne pensate?