Non interferiamo troppo nella vita scolastica dei nostri figli!

Genitori, soprattutto mamme, troppo presenti nella vita scolastica dei figli. Sanno perfettamente a memoria le materie di ogni singolo giorno della settimana, l’andamento del programma, i compiti da fare per il giorno successivo, pronte per il terzo grado all’uscita di scuola. Che hai fatto oggi? Com’è andata? Ti hanno interrogato? Il voto? Solo alcune domande che riempiono oltremodo quell’attimo di silenzio che dovrebbe fungere da scenario per un abbraccio all’ uscita da scuola. Poi si inizia con i compiti. Sono i genitori che aprono il diario, i quaderni, magari in presenza del bambino e senza coinvolgerlo, preparano il materiale per svolgere senza errori il dovere scolastico dei figli. Ecco che i compiti sono sempre perfetti oppure assolutamente non corrispondenti alle indicazioni di insegnanti disorientati. Come se non bastasse si criticano modalità e andamento dell’attività didattica. Compiti troppo difficili o troppo semplici, tempi troppo lunghi o troppo brevi per spiegare un argomento o per assimilarlo, insomma potrei proseguire all’infinito. Rendere i propri figli autonomi e responsabili vuol dire lasciarli liberi di occuparsi del loro lavoro, osservando con attenzione discreta e mai con disinteresse. Permettere ad un figlio di andare a scuola col compito non corretto da noi significa donargli l’opporunità di confrontarsi con l’insegnante e godere di questo confronto, mirato ad una spiegazione esaustiva del proprio errore, acquisire fiducia in se stesso e procedere con maggiore consapevolezza. Il percorso di autonomia di un essere umano passa anche attraverso la preparazione dello zaino, un compito non corretto o incompleto, un voto non sufficiente. Inoltre la scuola non è solo didattica ma anche crescita della persona in tutte le sue dimensioni, così come recita lo Statuto delle studentesse e degli studenti. Lasciamo che la scuola espleti il suo ruolo , intervenendo quando i nostri figli lanciano segnali di un effettivo disagio e non per sindacare su qualcosa che non rientra nelle nostre competenze genitoriali.  (Dr.ssa Marcella Ciapetti, Pedagogista, Pedagogista clinico)