Oggi mi racconto

Spesso qui ne abbiamo parlato, della depressione post parto e credo che è molto importante perché può aiutare molte mamme a superare questo spiacevole momento e può farci sentire “meno aliene”. Vi racconto la mia esperienza: quando è nato Francesco è stato tutto meraviglioso, travaglio e parto fortunatissimi, il mio bimbo era sano, era bello e … tutto sembrava facile. Come consigliato dai dottori, lo allattavo a richiesta, e lui praticamente mangiava ogni 2 ore, pensate che il primo mese era cresciuto di kg 2,10. Il 28° giorno dopo la sua nascita era il mio compleanno ed io ero pronta, con la torta in mano, a spegnere le mie 30 candeline, quando ad un certo punto mio marito mi fa: Flò guarda che Francesco non sta bene (premetto che mio marito non è quel tipo che si allarma per un nonnulla, quindi dicendo lui questo, per me aveva ragione). Io ho tentato di prendere il mio bimbo in braccio quando l’ho sentito “molle” e non sono riuscita a far altro che ridarglielo e scappare via a piangere, dicendo: “io mi ammazzo”. Hanno provato a svegliarlo, ma lui non ne voleva sapere, e l’abbiamo potato in ospedale. Durante il tragitto io non ho mai guardato mio figlio, mai, pregavo e piangevo. Appena siamo arrivati lì, si è svegliato con un gran pianto ma il medico diceva che il piccolo doveva essere trasportato, in ambulanza con incubatrice, presso un altro ospedale. Quando dopo due ore siamo arrivati al Santobono di Napoli, io e mio figlio abbiamo dovuto separarci, si perché le mamme non potevano essere ricoverate con i bimbi. Immaginate di tornare a casa vostra senza il vostro bimbo, con solo culla, passeggino e tutte le sue altre cose. Io potevo vedere mio figlio solo dalle 12:00 alle 13:30. Tutte le mattine portavo il mio latte, che estraevo ogni 3 ore; mi guardavo allo specchio con la tiralatte e piangevo; in um momento di rabbia l’ho lanciata forte e l’ho rotta, perché era tutto così…innaturale, la odiavo quella tiralatte. Nessuno mi diceva Francesco cosa aveva, non lo sapevano. Ed io ogni giorno pensavo: adesso muore! Dopo una settimana è uscito: “signora suo figlio non ha niente, non ha avuto niente e tutte le analisi sono perfette. Noi pensiamo che vi siete impressionati, vostro figlio non risulta mai svenuto”. Io felicissima sono tornata a casa, abbiamo fatto una gran festa e ho ripreso (credevo) la mia vita normale con il mio bimbo che allattavo. Francesco ha cominciato ad attaccarsi sempre meno al seno, fino a non farlo più. è stato due settimane senza mangiare: è difficile da credere lo so, ed era proprio questo che mi feriva di più, il non essere creduta. Ho cominciato a pensare che aveva qualcosa che non andava e l’ho portato in ospedale, ma mi dicevano che stava bene e di aspettare la sua richiesta di latte. Il 24 dicembre mi son detta: ok gli offro il seno solo quando sono certa che lo vuole; ho atteso fino alle 22:00 e poi, forzatamente sono riuscita a fargli bere 10 gr di latte. Per due mesi sono andata quasi tutti i giorni in ospedale, perché pensavo che mio figlio stesse morendo e chiedevo aiuto ai dottori. Nessuno mi ha aiutata, anzi credo che in quel periodo mi odiassero un po’ tutti. Non volevo stare da sola, sono arrivata al punto di avere paura, nei momenti di nervosismo, di fare del male al mio piccolo, l’ho detto a mio marito, e l’ho supplicato di aiutarmi, invece lui si arrabbiava. Niente! L’ennesimo pediatra che “ci” ha visitato ha centrato il problema, e mi ha chiesto se ero da sola ad occuparmi di mio figlio, se mi sentivo stanca, stressata e ha ordinato a mio marito di farmi aiutare da qualcuno. Con lo svezzamento Francesco ha cominciato di nuovo a mangiare, il mio lavoro e l’aiuto della mia famiglia ci hanno salvati. è stata dura, e lo era quando vedevo altri bimbi più grandi e pensavo: “chissà se mio figlio arriverà mai ad 1 anno, o a due…”. Oggi ha quasi 4 anni, sta bene, è un grilletto ed è tutta la mia vita. Mi capita ancora di pensare alla morte e piango, ma cerco di distrarmi. E soprattutto mi restano due consapevolezze: mio marito incapace di aiutarmi, né con la dolcezza, né con la forza, e l’avermi perso i primi mesi di vita di Ciccio, quando anziché stare male, potevo godermelo 24 ore su 24. Oggi penso che indietro non si torna, ma si rimedia, eccome se si rimedia! E penso che non dovremmo mai essere lasciate sole in momenti delicati come i primi mesi di vita dei piccoli. E, a tutte le neomamme con situazioni simili alla mia, o a quella di mammafralla, chiedete e pretendete aiuto!