Riflessioni: anche i bambini si stressano.

 

Lo so, può sembrare un’affermazione banale, ma molto spesso invece si trascura il fatto che anche i bambini possono risentire dello stress. Si pensa sempre che loro, essendo piccoli, riescano ad affrontare le cose con più serenità perchè magari non ne afferrano il vero significato oppure semplicemente perchè vivono le emozioni con una forte memoria breve. 

 

In realtà diversi studi affermano che lo stress fa parte anche della vita di molti piccoli, e che anche eventi come l’inizio della scuola, il primo giorno di un nuovo corso di sport, il legame con un amichetto, possono essere traumatici. Certo sono passaggi inevitabili nella vita di un bambino ma non per questo vanno trascurati o ridotti di importanza. Il solo fatto di essere “necessari” non deve ridurre il peso del loro impatto. 

 

Ogni bambino, poi, reagisce a suo modo. C’è chi soffre di mal di testa fin da piccolo, c’è chi sviluppa tic nervosi, c’è chi si isola dagli amici in un periodo di grossa difficoltà, c’è chi aumenta l’intensità dei capricci. 

 

In questo periodo questo argomento mi sta molto a cuore, perchè so di aver sottoposto i miei figli a un forte stress dovendo vivere un cambiamento molto grosso come l’espatriazione e per di più in un altro continente (ora l’Europa mi sembra quasi piccola potendo prendere un aereo ed essere a casa in un pomeriggio massimo e senza fuso orario). Per cui ho deciso di leggere qua e là un po’ di cose su questo argomento per aiutarmi a capire quali segnali devo cogliere e soprattutto per ricordare a me stessa come devo comportarmi. Spesso una fonte di stress per i piccoli siamo proprio noi e spesso non è facile nascondere il nostro disagio o semplicemente la nostra stanchezza. Ma essendo noi gli adulti dobbiamo fare uno sforzo ancora più grande per controllare i nostri sentimenti negativi e per poter essere di aiuto nel modo giusto.

 

Mi è piaciuto in particolare un articolo in cui una psicologa del New York Founding Hospital ed altri esperti americani descrivono alcune tecniche per aiutare i bambini a gestire meglio il loro stress. Provo a riassumerle qui aggiungendo le mie riflessioni :

 

 

Mettersi nei panni dei bambini e lasciarli essere dei bambini: un po’ quello che accennavo sopra, ricordarsi che cose che per noi sono semplici per loro non lo sono. Tutte le loro “prime volte” sono grandi prove. Non diciamo loro “ti comporti come un bambino”, perchè loro SONO ancora dei bambini. Non forziamo troppo i tempi su autonomia e indipendenza .

 

 

 

Dare loro il tempo di esprimersi: un bambino sottoposto a stress ha molto bisogno di parlare ed esprimere i suoi sentimenti, ma non sempre trova l’occasione per farlo o ci riesce. Facciamo in modo che si senta a suo agio a parlare e per esempio se lui non vuole raccontare nulla dopo la scuola o subito dopo che un fatto negativo è successo creiamo un momento di ascolto magari la sera prima di dormire. Se per esempio sviluppa dei tic nervosi o mostra dei cambiamenti nel comportamento dobbiamo trovare il modo di capire quale sentimento provoca questo disagio. Vanno ignorati i segnali (tipo i tic) ma bisogna cercare di farlo esprimere su che lo preoccupa.

 

 

 

prepararli a quello che succederà: l’ignoto in molti bambini crea ansia e paura e sapere tutto all’ultimo momento non aiuta. Ricordo in effetti di aver seguito questo suggerimento prima dell’operazione di mio figlio, spiegandogli alcuni giorni prima quello che sarebbe successo e questo ha aiutato ad andarci un po’ più preparati.

 

 

 

Far capire bene i tempi: quando si parla di tempo con un bambino piccolo spesso non si viene capiti, bisogna usare i loro riferimenti non i nostri. Mio figlio inizia ora intorno ai 6 anni a capire meglio il concetto di giorno, ora, etc. ma ancora spesso fa confusione. Adesso ha voluto un orologio che ha imparato a leggere (è digitale) così riesce a capire quando andrò a prenderlo a scuola per esempio. In generale però se si sta via 3 giorni è meglio dire al bambino che si starà via per 3 notti in modo che lui capisca meglio il concetto. 

 

 

 

Non trasmettere aspettative troppo alte, ma solo amore incondizionato: una delle principali fonti di stress per un bambino è percepire che i suoi genitori hanno alte aspettative su di lui, dal punto di vista comportamentale, scolastico e sportivo. Qui in America tutto è forse anche esacerbato dal fatto che l’ingresso al college è percepito come un obiettivo fin dalla prima elementare. Il sistema americano è molto meritocratico e tende a incoraggiare molto i bambini (fanno molti complimenti e credono molto nella possibilità del singolo) ma è anche molto competitivo sei nello sport che nella scuola. Aspettative così grandi in bimbi così piccoli sono estremamente stressanti. Oppure quando si pretende che un bambino introverso abbia mille amici e viceversa che un bambino estroverso sia iper concentrato e riflessivo.

 

 

 

Esserci sempre: il bambino deve sentire che potrà sempre contare sul nostro aiuto. Anche se deve affrontare la separazione da noi o una novità importante deve percepire che siamo il rifugio sicuro in cui tornare e che lo aiuteremo sempre. 

 

 

 

Trasmettere la capacità di controllare lo stress: il bambino impara da noi a controllare lo stress e quindi dobbiamo noi per primi saperlo fare. Io, per esempio, ho capito che quando sono stressata reagisco male e magari sgrido troppo o nel modo sbagliato i miei figli. Conosco il mio limite, quando sto per superarlo lo ammetto e mi prendo il tempo per le mie attività o i miei svaghi.

 

 

 

Non esagerare con le attività extrascolastiche: passare i pomeriggi in giro per palestre o altro stressa il genitore figuriamoci il bambino. Qui in America la cosa bella è che lo sport viene fatto direttamente a scuola dopo le lezioni, per cui è tutto molto facile e rilassante e non ho nemmeno il problema di dove lasciare il fratellino nel frattempo.

 

 

 

Nutrire la sua autostima: come? è molto difficile capire come farlo senza esagerare nei complimenti o nelle attenzioni. Il consiglio è di fargli fare attività nelle quali può realizzarsi o che gli vengono bene. Se un bambino fa fatica a scuola potrebbe essere bravo in uno sport, oppure può essere valorizzato da un genitore perchè è molto socievole ed ha una grande rete di amici, oppure perchè ha una passione forte su un certo argomento. Non è difficile trovare un talento in un bambino anche nelle cose più semplici della vita quotidiana. Se si sente in gamba su qualcosa la sua autostima cresce e questo aiuta a vedere gli “eventi stressanti come una sfida e non come un problema”. (non so voi ma io alla soglia dei quarant’anni su questo ci sto ancora lavorando…).

 

 

E voi sapete riconoscere quando il vostro bambino è stressato?