Un aborto spontaneo, quando la natura è più forte della tua volontà

Vorrei scrivere di questa mia esperienza per dare voce a tutte quelle donne che come me l’hanno vissuta, ma soprattutto nella speranza di offrire un supporto e un conforto a quelle che la stanno vivendo.Quando é successo a me, le poche informazioni che ho trovato in rete erano per lo più statistiche mediche o donne che ne parlavano dopo aver superato la cosa e quindi con il distacco e l’oggettività che ne consegue, mentre io mi trovavo in balia di una serie di emozioni che non ero totalmente in grado di gestire.Avere un aborto, seppur spontaneo, seppur nelle prime settimane é un evento importante e, anche se alcune persone riescono a superare la cosa senza particolari difficoltà, sono sicura che lascia comunque un segno molto forte.Ogni donna vive questa situazione in maniera differente e spero che la mia voglia di parlarne apertamente incentivi altre donne a fare lo stesso, e sia da guida per chi si trova vicino a un’amica a cui sta succedendo.

–Come é successo a me

Ho convinto mio marito che era tempo di provare ad avere un bambino con la scusa che mediamente ci vogliono 3-6 mesi per rimanere incinta, così quando il test di gravidanza era positivo dopo il primo mese lui era incredulo e anche io devo ammettere un po’ sorpresa. Entrambi, però, eravamo molto felici ed eccitati all’idea. Ho preso subito  appuntamento con la ginecologa per l’ottava settimana. Ti dicono che non c’é nulla che puoi fare di speciale nelle prime settimane, a parte prendere l’acido folico ed evitare di iniziare un corso di karatè, così me ne andavo in giro custodendo il mio segreto dietro raggianti sorrisi con i nostri amici. Certo ho condiviso la buona notizia con la famiglia e qualche amica intima, perché, diciamocelo, fa anche parte del gioco condividere questa felicità con le persone più care fin da subito.

Alla fine della settima settimana ho avuto una piccola perdita mentre facevo pipì, una cosa davvero insignificante ma siccome il mio gruppo sanguigno é A- ho chiamato la ginecologa per sapere se era il caso di fare l’immunoprofilassi. La mia gine non era in ambulatorio quel pomeriggio ma il ginecologo di turno mi ha fatto fare la puntura e una ecografia veloce (essendomi precipitata in ambulatorio non avevano spazio per una visita vera e propria). Mi fece solo una domanda che iniziò a mettermi un tarlo in testa, mi chiese se normalmente avevo un ciclo regolare (29 gg, mai uno di più) perché calcolando dall’ultima mestruazione il feto risultava un po’ più piccolo di quello che sarebbe dovuto essere, ma mi disse anche che a volte la fecondazione non avviene matematicamente dopo 14 gg dalla mestruazione e di non preoccuparsi troppo al momento, avrei avuto comunque la visita completa dopo pochi giorni.

–L’incudine

La settimana successiva sono andata, con mio marito, alla tanto attesa prima visita: dopo una serie di domande sul mio stato di salute e malattie famigliari passiamo all’ecografia. Stavo distesa a gambe aperte guardando il monitor quando la dottoressa mi dice che il feto é decisamente più piccolo di quello che dovrebbe essere (ha dimensioni da quinta settimana) e che il battito del cuore é decisamente sotto la media. Mi fa mettere seduta e scusandosi, neanche fosse colpa sua, mi dice che non crede nei miracoli e che questa gravidanza non proseguirà. Mi dice che ha senso aspettare che il battito cessi del tutto prima di intervenire, consiglia di prendere appuntamento dopo 10 gg per una visita di controllo e si dilegua velocemente dalla stanza per lasciarmi sola con mio marito che ancora fissa incredulo lo schermo del computer. E qui ho iniziato a piangere, anche se c’era una parte di me che si aspettava qualcosa, é stato come se un’incudine mi fosse precipita addosso. Io non so quante lacrime si possano versare ma ho pianto per una settimana di fila.

Scoppiavo a piangere la mattina appena sveglia o mentre scolavo la pasta, piangevo al telefono con la mia mamma e mentre mangiavo un gelato con un’amica. Mi sentivo terribilmente sola e in balia di me stessa, mi sentivo inadeguata e colpevole. Odiavo quel puntino che avevo visto sullo schermo per avermi abbandonato e speravo il suo cuoricino smettesse di battere il prima possibile, poco dopo lo pregavo di farci una sorpresa, di essere cresciuto e in forza alla prossima visita, così tutti avremmo ricordato quella settimana come un terribile spavento. L’attesa di quei giorni é stata straziante, razionalizzando la cosa praticamente mi avevano detto: hai un esserino agonizzante in pancia, aspettiamo che muoia e poi vediamo come tirarlo fuori. Ero arrabbiata e non riuscivo a dare risposta alla domanda che fin da subito mi aveva tormentata: perché? Perché a me?Non so quante volte ho analizzato tutte le 7 settimane precedenti per trovare qualcosa che potessi usare come capro espiatorio, una passeggiata troppo lunga? Il collutorio dei denti? Un pasto sbagliato? Perché l’alternativa era dare la colpa a me.Infinite ricerche online portavano sempre allo stesso risultato: succede al 15-20% delle donne, se avviene prima della 12 settimana non é grave, non preclude altre gravidanze, serve a preparare l’utero a future gravidanze, provateci di nuovo subito dopo. Praticamente pareva la cosa più naturale del mondo.

–L’attesa

Dopo 6 giorni di attesa ho telefonato alla ginecologa e le ho detto se poteva vedermi l’indomani, perché io non ce la facevo più. Sono arrivata alla visita convinta che, se non ci fosse stato battito, avrei chiesto di poter fare il raschiamento il prima possibile, perché ero stufa di avere questo cosino dentro di me. Non ho guardato lo schermo quando mi ha detto che il battito era cessato e, per un attimo, mi sono sentita quasi bene, avevo la sensazione che si potesse mettere una fine a questa vicenda. Sicuramente non il punto finale, ma se non altro ora avevo la conferma che non c’era più nulla da fare. Inaspettatamente però, ho cambiato atteggiamento verso il puntino grigio sullo schermo e, quando la ginecologa mi ha detto che potevo aspettare massimo 2 settimane per perderlo da sola prima di eventualmente procedere con il raschiamento, ho risposto senza esitazione che volevo aspettare, non volevo più che se ne andasse.

Per due settimane ho aspettato le famose perdite che, come un ciclo, puliscono l’utero ma niente, non si muoveva una foglia. In compenso avevo ancora un po’ di nausea dopo i pasti, mi si gonfiava la pancia e fisicamente non ero proprio a posto. Psicologicamente avevo un po’ smesso di piangere ma parlarne era davvero difficile, la vergogna che provavo verso l’universo femminile che – contrariamente a me – funzionava correttamente, era ancora tanta. Come da manuale 3 amiche mi comunicarono giusto in quel periodo che erano incinte e che avevano appena passato il primo trimestre. Una me lo disse per mail, essendo lontana, e fu la più facile da gestire, ci misi 3 giorni per mettere insieme una risposta che sembrasse davvero felice. Una lo annunciò ad un pranzo tra amiche ed io, che ero seduta di fianco a lei, risposi qualcosa come: bello, mi passi l’acqua? La terza era una carissima coppia di amici che avevo invitato a cena, e con loro é stata davvero dura. Ho dovuto sorridere e parlare di bambini per 2 ore, quando finalmente ci salutarono mio marito mi ha tenuta stretta per un’ora abbondante mentre io tra le lacrime e un po’ di isteria me la prendevo con questo mondo crudele.Non ce l’avevo con loro, sia chiaro, é solo che in quel momento non avevo le forze per gioire per loro. Ti dicono che succede a una donna su 4 e io non mi capacitavo di essere proprio la quarta.

–Il raschiamento

Il piccolo cosino nella mia pancia non ne ha voluto sapere di andarsene naturalmente, così la ginecologa alla fine della seconda settimana mi ha chiamato in ambulatorio per fare il raschiamento. L’operazione in se dura poco più di un quarto d’ora, io l’ho fatta solo con un po’ di anestesia locale e posso dire che non é piacevole. Le contrazioni sono forti e fastidiose ma mio marito era accanto a me e mi sentivo protetta. Dopo le ultime due settimane ero forse pronta chiudere definitivamente la vicenda e speravo davvero di uscirne fuori.Mi avevano detto che una settimana dopo l’operazione mi sarei sentita come nuova – sarà – io mi sono sentita uno straccio per le successive 3 settimane. Ero sempre stanca, mi sentivo gonfia e flaccida, avevo mini crampi alla pancia in continuazione, perdite e un’unica domanda in testa: e adesso?? La gine mi aveva proibito per un mese dal sesso, piscina e attività fisiche intense, per dare tempo alla cervice di chiudersi completamente e evitare infezioni. Alla visita di controllo dopo 4 settimane la mia cervice é stata promossa a pieni voti. Ho poi scoperto che le regole su cosa fare/non fare post raschiamento dipende, credo, dal tuo medico.

Quando finalmente i crampi e la stanchezza se ne furono andati, ho iniziato un lungo processo per rimettermi in pace con me stessa. Il mio corpo si era trasformato e non sembrava accennare a cambiare di nuovo. Complici le giornate di sole ho iniziato ad andare in piscina a nuotare ed andare in bici ovunque, finché almeno fisicamente mi piacevo come prima. Psicologicamente mi ha aiutato molto parlarne con persone a cui era capitato, adesso che (dopo un mese e mezzo abbondante) riuscivo a parlarne con più’ serenità. Le ho conosciute tramite amiche comuni, anche se devo ammettere non tutte reagiscono allo stesso modo e non con tutte mi sono trovata a condividere lo stesso pensiero.

–Famiglia e amici

Anche se mi sentivo tremendamente sola con il mio dolore, non ero davvero sola, ovvio. Mio marito ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale affinché io non perdessi la testa, standomi vicino più che mai e piangendo con me, in fondo anche se é la donna che si fa carico fisicamente della gravidanza nel bene o nel male, é stato un lutto anche per lui.Mi hanno aiutato tanto: mia mamma che é stata ad ascoltare interminabili pianti al telefono (mi trovavo distante da lei) e che ha sempre avuto parole positive da dirmi – che non fossero “dai poteva essere peggio dopo” o “su che prima o poi passa” – e poche ma care amiche che si sono prese cura di me per settimane abbracciandomi, facendomi uscire di casa, accompagnandomi alle visite e, senza essere invadenti, chiamandomi tutti i giorni non per chiedermi direttamente come stavo ma semplicemente per parlare un pò.Penso sia stato vitale che l’avessi detto a loro e che, con la dovuta dose di vergogna, abbia potuto chiamarle quel pomeriggio dopo la visita per dire che non andava proprio tutto bene. Tutte le persone che avevo escluso dalla bella notizia sono rimaste fuori dalla vicenda per i mesi successivi e a tanti ho poi deciso di non dirlo del tutto.Quando mi sono decisa a raccontare questa esperienza a quegli amici che ritenevo abbastanza vicini ma che erano stati tagliati fuori prima, ho avuto reazioni differenti. C’é chi é stato solidale, chi ha lasciato cadere la cosa e, incredibile, c’é chi non si é capacitato che non gliel’avessi detto prima (quasi offeso, come se fosse un ottimo argomento tra una salamella e un bicchiere di vino) e per i mesi successivi ha cercato di avere la sua parte a tutti i costi: voleva che io ne parlassi mentre io non sopportavo di neanche di sentirmi chiedere come stavo (con quello sguardo compassionevole che significa un come-stai-visto-quello-che-é-successo) e, mentre sfoderavo il mio miglior sorriso dicendo che andava tutto alla grande, mentalmente mandavo a quel paese il poveretto che avevo di fronte.

Le persone che meno ho sopportato sono state quelle che mi ripetevano che é una cosa naturale (però é più naturale avere una gravidanza), meglio ora all’inizio che dopo (meglio non del tutto, no?), succede a tante (però non a tutte) e poi quelle che ti dicono che ti capiscono perché é successo anche alla sorella di una loro amica. Credo che solo chi ci é passato sa come ci si sente e che, dipende da quanto ha voluto condividere la donna, chi le é stato vicino, molto vicino, può avere un’idea.è difficile dare un consiglio a chi si trova a supportare una donna che sta vivendo questa esperienza perché ognuna reagisce davvero in maniera diversa. Sicuramente essere presenti con piccoli gesti: di pulire/lavare/stirare/cucinare non mi importava nulla e il cioccolato aveva risolto la maggior parte dei miei pasti. Mio marito si é presentato una sera a cena con, invece che un mazzo di fiori, 4 vaschette di sushi di cui sono particolarmente golosa, ora che non era più nella lista dei cibi proibiti. Piccole attenzioni che ti fanno sorridere.

–Se succede a te

L’unica cosa che mi sento di dire a una donna che sta vivendo questa brutta esperienza é di non aver paura a chiedere aiuto. Ci si vergogna, lo so, ma non vi servono 500 amici/parenti, ne bastano davvero pochi, con i quali però possiate condividere le sensazioni e le emozioni che state vivendo. E se non avete nessuno a cui affidarvi nel vostro giro di amicizie trovate un buon psicologo. Riuscire a condividere e a tirare fuori quello che avevo dentro é stato, almeno per me, vitale.Io non lavoravo quando mi é successo, con il vantaggio che potevo prendermi del tempo per me, uscire quando ne avevo voglia e chiudermi in casa a piangere quando ne sentivo il bisogno. Di contro avevo che spesso passavo dei lunghi momenti da sola e, specialmente all’inizio, é stato difficile trovare la motivazione e la forza di uscire dal letto. Le mie amiche hanno svolto un santo lavoro di “babisitteraggio” giornaliero che io non ringrazierò mai abbastanza.

–Che fine fa il puntino grigio sullo schermo

Faccio fatica a riconoscere il puntino nero sullo schermo come un bimbo, per fortuna non mi hanno dato fotografie e, a distanza di mesi, l’immagine dell’ecografia si fa sempre meno nitida. Era davvero un puntino, tecnicamente aveva 5 settimane, e ancora non si riconosce praticamente nulla. Questo non vuol dire che non ci pensi o che non lo consideri una vita, ancora adesso, ogni tanto, mi trovo a pensare a quante settimane sarei ora se tutto fosse andato bene (intorno alle 37esima).Sono rimasta di nuovo incinta qualche mese dopo il raschiamento e quando, durante i primi esami del sangue o all’acquisto di un paio di pantaloni pre-maman mi chiedono tra le congratulazioni: “é il primo?”, rispondo sempre di no, secco.La fede personale che ognuno di noi ha, indipendentemente se si segue una religione o no, spero aiuti ad accompagnare il puntino grigio dovunque esso vada.

scritto da chicca_cali